Indice del forum

Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

"Scritturalia" è la terra delle parole in movimento, il luogo degli animi cantori che hanno voglia di dire: qui potremo scrivere, esprimerci e divulgare i nostri pensieri! Oh, Visitatore di passaggio, se sin qui sei giunto, iscriviti ora, Carpe Diem!

PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum

"Il tempo delle anime ovvero la frequenza di Dio"
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Romanzi a Puntate...
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
franco123








Registrato: 18/10/05 18:59
Messaggi: 41
franco123 is offline 

Località: Lucca
Interessi: scrivere, sognare
Impiego: marinaio


MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2016 1:29 pm    Oggetto:  "Il tempo delle anime ovvero la frequenza di Dio"
Descrizione:
Rispondi citando

Capitolo 1)- La scala.

“Si, si, lo so”, diceva Franco parlando fra se “alla sera tutti leoni, la mattina tutti co…… e quando si avvicina la morte, hanno tutti una gran paura, una paura boia”.
Soddisfatto della propria saggezza, suffragata da una espressione di distaccato disappunto, di sottecchi, quasi a non voler farsi notare, si mise ad osservare le persone che, noncuranti di trovarsi al cospetto di un defunto, si raccontavano una serie impressionante di facezie.
Siamo a un funerale, il funerale di un certo Giacomo, praticamente uno sconosciuto se non per Franco che lo aveva incontrato in piscina, naturalmente prima che morisse.
“La scala, dirigiti verso la scala”, mormora Franco rivolto al compagno e non v’è dubbio che le sue parole fossero dirette a lui, a Giacomo, unica persona che gli stesse accanto e che lo seguiva a pochi passi di distanza.
Sulla destra, al confine apparente di quella vasta pianura dove stavano camminando, ma grazie alla luminosità che emanava ben visibile contro lo sfondo scuro del cielo, si stagliava la sagoma della Scala.
A guardar bene, cosa abbastanza difficile a causa del suo diffuso bagliore, a malapena se ne poteva distinguere la forma.
Forma che, sebbene Franco già conoscesse, mai e poi mai si sarebbe potuta attribuire ad una “scala” normale.
La base, nascosta com’era da un groviglio di rami e di rovi che si stagliavano contro il blu scuro del cielo, rimaneva nascosta.
I pioli, che in considerazione della distanza di osservazione (saranno stati 4 – 5 chilometri) non si sarebbero dovuti vedere, dovevano essere enormi perché seppure visti di profilo, si distinguevano come brillanti barre di luce artificiale (Neon).
La cima invece, che come già detto spariva fra le nuvole, non si distingueva.
Quella scala, a giudicare dalle proporzioni dei suoi componenti, doveva essere gigantesca!
“Più che una scala sembra un nastro di luce, un’autostrada messa lì a bella posta per collegare Cielo e Terra!”, mormora Franco preso dallo sgomento.
L’altro invece, ignaro, se ne sta a il naso in su e a bocca aperta, a guardare come ipnotizzato la scena.
Fronde, frasche e rami di comunissimo ginepro (anche troppo casuali, come invece al contrario la natura insegna!), nonché alberi stranamente ramificati ne confondevano la base e a ben guardare apparivano per quello che in effetti erano, palinsesti montati ad arte da Qualcuno che in quanto a scenografia ne sa anche troppa!
“Sebbene appaiono fuori posto, non stonano in questa landa desolata”, pensa Franco ma non dice niente, salvo declamare con sussiego: “sparire”, riferito alle nubi che ne nascondevano la cima, “non é proprio il verbo adatto!”.
In effetti si trattava di ben altro, ossia di un’immagine, un gioco di luci che confondeva la vista e il verbo più appropriato avrebbe dovuto essere “inghiottire, inglobare” che meglio avrebbe descritta la situazione.
La scala intanto, via, via che si estendeva in altezza, si riduceva sempre più di spessore fino ad assumere la forma di un filo d’argento.
Sempre più sottile, sempre più inconsistente e diafana tanto da far pensare a una vena dorata di quarzo intrusa dentro una lastra di marmo nero.
“Sarà la prospettiva”, mormorò Giacomo mentre col viso rivolto in su, gli occhi attenti e vagamente spaventati, sembrava seguire l’immagine che rimpiccioliva a vista d’occhio.
“Non mi sembra che porti da nessuna parte”, aggiunse poi pensieroso.
“Non ne sarei tanto sicuro”, ribatté Franco che indubbiamente aveva sentito, “perché secondo me porta proprio dove deve portare e la sua larghezza e così pure le difficoltà di salita, sono proporzionali al variare delle condizioni del morto!”.
Non appena ebbe scandite queste parole, per di più pronunciate col tono impaziente di chi vuole concludere in fretta, si pentì subito di averle dette.
Aveva infatti notato il cambiare dell’espressione del compagno.
Una certa metamorfosi indicativa che non erano state gradite.
Si pentì soprattutto di essere stato rude, sgarbato, duro, esplicito e impietoso per aver usato l’aggettivo “morto” invece del più delicato “defunto”.
“Spiegati meglio”, disse a quel punto Giacomo con voce venata di irritazione “come sarebbe a dire morto?” e Franco, con un tono tra il contrito e il dolce “Sarebbe a dire che quella scala, o meglio quella che appare come una scala, non appartiene alla realtà ossia non è tale in quanto vera e reale, frutto di un normale sviluppo tecnologico, alterato poi dall’effetto prospettico... e nemmeno é così per rispettare il classico principio di stabilità e di equilibrio che vuole la base di tutte le scale più larga della vetta, quella scala, dicevo, in effetti è una metafora!”.
“Una metafora?” rispose Giacomo sgranando gli occhi ”che vuol dire?”.
“Vuole dire che nella realtà, quella scala, non esiste né è mai esistita e lo é solo in quanto funzionale all’uso al quale essa stessa è prrposta”
Disse e dopo una breve pausa necessaria per far digerire l’idea proseguì: “Ed è solo in quel momento che esiste!” e per chiarire meglio il concetto: “o meglio esiste finché dura la salita delle persone poi … chissà dove va a finire”.
Tacque.
“Di bene in meglio”, mormorò Giacomo che di tutte quei discorsi non aveva capito nulla “mi vuoi spiegare meglio per favore?”.
“OK” disse Franco, parafrasando spavaldamente il modo yankee di esprimere concomitanza di idee .
“All’inizio”, e mentre diceva così indicava col braccio teso la scala “è larga e comoda indistintamente per tutti, buoni e cattivi”, “ma”, aggiunse parlando più in fretta ”...a mano a mano che si sale, si modifica adattandosi o meglio adeguandosi a coloro che vanno a salire!”
“Come sarebbe a dire?”, rispose l’altro.
“Sarebbe a dire che se le persone che ne usufruiscono non sono in regola con se stesse o con altri…, e qui fece una pausa, la scala si restringe mentre se sono a posto con la coscienza, si allarga modificando cioé le sue dimensioni in modo direttamente proporzionale allo stato della propria coscienza”.
“Continuo a non capire”, ribatté Giacomo con tono stridulo.
Anche a non conoscerlo si capiva che ormai aveva perso quell’aria sognante, ingenua, credulona che lo aveva distinto fino a quel momento ed ora, forse influenzato da tutte queste novità, sembrava esser più attento.
Più prudente.
“Ma allora se ho fatto qualche cosa di male la scala si restringe?”, “è così?”.
Il suo timbro di voce allarmò Franco che rispose ”Non ti agitare”, “vedrai che tutto si aggiusterà al meglio, “…a meno che…” e qui fa un sorrisetto malizioso seguito da una strizzatina d’occhi, “tu NON abbia la coscienza a posto!”.
“C’è poco da ridere“, risponde Giacomo, “non ho mai fatto nulla di male, io”, e calcò la voce su quel ”io” per poi rettificare con aria più mesta: ”sulla Terra s’intende!”.
“Va bene, va bene”, rispose Franco che l’aveva ascoltato distrattamente, “se è così che stanno le cose allora non te la devi prendere più di tanto” e poi: “a proposito, il saldo l’hai pagato?”.
L’altro lo guardò come si guarda a un pazzo, uno scriteriato, un deficiente.
“Come?”, balbettò, “in un frangente come questo che mi vede per la prima volta defunto con tutto quel che ne consegue, non trovi di meglio che pensare ai quattrini ?”.
“Béh, sai com’è”, rispose Franco serafico: “devo pur vivere, no?”, “e poi col saldo avresti la coscienza a posto cosa che non è di poco conto da queste parti!”, e ammiccò con aria furbesca alla scala!
“Che vorresti dire”, obbiettò Giacomo con un timbro che tradiva un certo timore: “che cosa intendi dire precisamente?”.
“Intendo dire che in questo luogo” e così dicendo Franco allargò le braccia nel simbolico gesto che comprende tutto, “le buone azioni vengono ripagate profumatamente mentre quelle malvagie….” e così dicendo fece il gesto di tagliarsi la gola, “si scontano e anche assai duramente.
“Con anni se non secoli, di attesa!”.
“Ahi!”, ribatté Giacomo con veemenza, “ma allora siete tutti d’accordo per fregarmi!”.
“Ma no, caro, nessuno ti vuole fregare, figurati!”.
“Va bene”, disse Giacomo, quasi a voler tagliar corto, “proseguiamo che è meglio”.
Mentre parlavano si erano avvicinati alla scala che una volta raggiunta e come sempre avviene, mostrò tutta la sua maestosa estensione.
Si fermarono di botto e rimanendo a faccia all'in su, tentando di scoprire dove la scala portasse.
Cosa che, protesa com’era fin dentro la cortina di nuvole, risultava se non impossibile, molto difficile.
“Devo salire fin lassù?” chiese Giacomo con voce tremante.
“Sarà meglio”, rispose duramente Franco, “e vedrai che tutto andrà bene ma….. e il saldo?”.
“Va bene, va bene, te lo do sto saldo, figurati se non te lo davo!” e così facendo infilò la mano nella tasca dei pantaloni.
“Quanto è?”, “500 euro, lo sai no?”.
Ora Franco usava un tono di voce meno intenso, quasi lamentoso.
Gli seccava chiedere il suo, ma lo riteneva doveroso e giusto.
“ e perché poi non avrebbe dovuto?”
Non era forse il suo lavoro?
Che gli consentiva di vivere?
E se non si faceva pagare, con che cosa avrebbe campato?
Mentre Franco ragionava di queste cose, l’altro, tirato fuori di tasca il denaro, con gesto lento e pomposo, glielo porse.
La cifra era quella richiesta, ma il gesto venne interrotto da due tizi che proprio in quel momento, camminando in fretta, per un pelo non li urtavano.
Di riflesso si girarono e quando Giacomo vide che i due, una volta raggiunta la scala si separavano e mentre uno si allontana, l’altro iniziava a salire, tenendo i soldi ancora stretti nella mano “O questa!”, mormorò
“Ma quando me li dai sti soldi !”, pensava intanto Franco che non si era minimamente lasciato distrarre da quell’intrusione, “E questi chi sono?”, “e perché mai uno è salito mentre l’altro è rimasto?” .
“Che sia un concorrente?”.
Senza accorgersene aveva parlato ad alta voce e sebbene Giacomo, preoccupato com’era della situazione contingente, non ci avesse fatto caso, lo sentì rispondere “Beh, allora visto che devo proprio andare” e in queste parole c’era tutta l’amarezza di chi non sa cosa l’aspetti, “Ti saluto Franco” e così dicendo appoggiò un piede sul primo gradino e fece l’atto di salire, ma poi si fermò.
“Penso che ora debba proprio andare. Ecco i tuoi soldi e …stammi bene”, e iniziò la salita.
“Si, si, vai, vai”, rispose sommessamente Franco che a stento nascondeva la stizza di essere stato interrotto proprio nel bel mezzo della questione.
Tuttavia, rimase pietosamente assorto a guardarlo salire.
“In fondo anche sto poveruomo, visto che è solo ad affrontare un mondo nuovo e sconosciuto, probabile inizio di un’avventura inimmaginabile, merita un po’ di rispetto” e spinto da un moto di vera e propria umanità, “…mi raccomando”, gli gridò dietro, “una volta raggiunta la cima stai bene attento a quello che dici e a come ti comporti perché il mondo dei morti non è come quello dei vivi e siccome non ci sei ancora abituato, potresti cadere in qualche gaffe….” E poi concluse gridando “perché quel mondo non è ancora il tuo!”.
“OK!”, risponde Giacomo mentre saliva passo dopo passo i pioli della scala e sebbene il senso dell’ultima battuta gli fosse rimasto un po’ oscuro, pareva stranamente rinfrancato, “Penso che non ci rivedremo più, no?”, gridò con sussiego.
“Lo credo bene!”, mormorò a denti stretti Franco e poi a voce alta, “comunque se avessi ancora bisogno di me, per qualsiasi cosa, fammelo sapere, magari telefonami!”, gridò, ma mentre lo diceva era consapevole di star dicendo una grossa balla perché é noto a tutti che con il mondo dal quale nessuno può fare ritorno, non solo non si riesce a comunicare (figuriamoci poi col cellulare!), ma non è possibile nemmeno farne ritorno.
Nemmeno a lui, perché tornare in quel luogo, ovunque e qualunque esso sia, significa una cosa sola: morte … e di morire, francamente, Franco, non ne aveva nessuna voglia!

_________________
Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato Invia email
Adv



MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2016 1:29 pm    Oggetto: Adv






Torna in cima
maddy80







Età: 38
Registrato: 29/10/08 17:53
Messaggi: 35
maddy80 is offline 

Località: Sicilia




MessaggioInviato: Gio Giu 09, 2016 11:54 am    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Un racconto davvero interessante, un incipit che stimola la curiosità e spinge a voler proseguire nella lettura..mi piace molto anche lo stile di scrittura..
Torna in cima
Profilo Messaggio privato MSN Messenger
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Romanzi a Puntate... Tutti i fusi orari sono GMT
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum





Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio. topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2008