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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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capitolo 4 "Il tempo delle anime, la frequenza di Dio&q
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franco123








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MessaggioInviato: Mer Feb 03, 2016 7:14 pm    Oggetto:  capitolo 4 "Il tempo delle anime, la frequenza di Dio&q
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Capitolo 4)- Il tempo.

Il tempo terrestre, se così lo si può chiamare, quello cioè che tutti conoscono e che si misura con l’orologio in ore, minuti e secondi e poi col calendario in giorni, mesi ed anni e che segna e determina le scadenze della vita umana, ma anche di qualsiasi altro essere vivo e vivente compresi alberi, piante e minerali, solo apparentemente è “infinito”.
Ho detto “apparentemente” perché se rapportato alla durata della nostra vita terrena è breve mentre se ricondotto alla sua origine che presumibilmente avvenne in concomitanza con la nascita dell’Universo, bé allora la cosa si fa più complessa e la sua durata è enorme e la si potrebbe persino definire “Infinita”.
Ma per noi, legati a questa Terra, ripeto, il tempo è limitato alla durata della nostra vita.
Inizia con la nascita e finisce con la morte che sono entrambi, come ben si sa, momenti importanti e inevitabili della nostra vita.
Con il sopraggiungere della nascita il tempo ha inizio mentre con il singolare evento della morte il tempo si azzera, ma bisogna però distinguere di quale morte e di quale essere si tratti.
Se si parla puramente di morte fisica, quella cioè associata a qualsiasi essere vivente, si tratti anche dell’estinzione di un organismo biologico quale un animale, un microbo oppure un uomo, muore assieme all’anima che lo vivificava (in greco = Psyché ; in ebraico Nefestr = vita) che muore anch’essa ed anche il suo tempo cessa ed è festa finita!
La vita per quest’essere animato ed animale si ferma, ha termine.
Sia inconsciamente che per scelta, quell’essere animato ed animale (anche l’uomo in ultima analisi è fisicamente un animale) non ha opzioni per andare in altro luogo che non sia sotto terra, quindi accetta oppure non sa che dopo la morte non c’è prosieguo, non c’è nulla e salvo il ricordo dei suoi cari oppure delle sue gesta o quant’altro lo hanno distinto tra i suoi simili, scompare e viene presto dimenticato.
Con l’uomo dotato invece dello Spirito, è tutto un altro discorso.
Lo Spirito (In greco = Pneuma; in ebraico = Rouach) infatti, al quale per essere più liberi moltissimi rinunciano, essendo immateriale, non essendo legato alle vicissitudini umane gode di una durata (tempo) indefinita, per cui in pratica non muore.
Se uno dunque lo Spirito ce l’ha e lo coltiva, rinunciando anche a tante cose malsane, viene a far parte della zona trascendente in cui il tempo, ossia quello attuale non muore con il corpo, ma si protrae in eterno rimanendo addirittura tale e quale come è adesso, dallo stesso istante in cui cambia di stato in poi.
“Per sempre”suona bene, eh?”
E volendo schematizzare, ricordiamo che “Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto trasforma” e lo Spirito, in quanto energia, non lo si può né distruggere né creare, perché molto semplicemente esiste e semmai potrà venire trasformato. (purtroppo però in cosa ancora non si sa…!)
Certo che “il tempo delle anime”, come lo si potrebbe definire per distinguerlo dall’altro, ossia del tempo terreno, non è necessariamente come il nostro, ossia unidirezionale (che va soltanto in avanti).
Può andare avanti e indietro, fermarsi e poi riprendere a correre, ma anche rallentare e poi accelerare a piacimento con una legge della quale per ora il meccanismo mi sfugge!
Per Franco, ad esempio, il tempo trascorso a divagare fra le anime dei defunti creava un paradosso.
(come comunemente si usa fare, anche qui si scambia indifferentemente il termine Anima con Spirito, tuttavia ne abbiamo spiegata la differenza).
Il tempo che cambiava indifferentemente e spesso di direzione, nel senso di rallentare oppure accelerare, avanzare o addirittura invertirsi e tornare indietro se non addirittura fermarsi (tanto per i morti nulla cambia!), se lo ritrovava poi al ritorno accumulato, nel senso che risultava in più del suo e quindi additivo e andava tolto, oppure sottrattivo e andava aggiunto in un sorta di compensazione che tutte le volte lo impegnava non poco e lo faceva letteralmente uscire pazzo!
Con quali conseguenze lo si può facilmente immaginare!
Sicuramente non era piacevole incontrare un amico visto da poco e fare la figuraccia di non ricordarsi del precedente incontro!
Oppure e assai peggio, passare per disonesto o perché dimentico di una risposta appena data o di un impegno preso in precedenza o quant’altro riveste una certa importanza nel mondo dei mortali.
Questi sono solo alcuni degli inconvenienti nei quali Franco inevitabilmente incorreva percorrendo il Tempo in modo tanto originale.
Originale s’intende per chi come noi considera il tempo come un qualche cosa di scorrevole solo in avanti, cioè in modo accrescitivo mentre per gli altri, i morti intendo, decisamente non obbligati a seguire alcuno schema né una specifica cronologia, questo criterio non conta.
Per tutti e vi assicuro che si tratta di una popolazione tanto numerosa da non averne un’idea precisa, il trascorrere del tempo è del tutto marginale.
Del Tempo, il nostro tempo in buona sostanza se ne fregano e ve l’assicuro, ed io l’ho visto, se lo possono permettere!
Se lo possono permettere perché in effetti manca loro o non ne hanno bisogno, il “Senso del tempo!”
“Già, il senso del tempo!”.
Che senso ha, infatti, parlare dell’ora, minuto, figuriamoci poi del secondo, ma anche la data del giorno corrente col relativo mese, anno, secolo o millennio quando sai che da morto hai a che fare con l’eternità, con un continuum spazio – temporale che si sviluppa all’infinito?
Oppure che si scopre essere un moto “circolare” che può far incontrare il punto di partenza con quello d’arrivo, ammesso che ci siano (che non sia una spirale!) e farti ritornare indietro, sui tuoi passi, senza poterti accorgere della ripetizione dello stesso evento e dove quindi, giustamente, l’avanti o l’indietro non esistono o non contano ?
Sulla Terra, invece, dove c’è chi di tempo ne ha troppo e non ci bada e magari lo spreca (Pericoloso è dire “ammazzare il tempo” perché quel tempo così barbaramente ammazzato, si fa per dire, purtroppo non ritornerà mai più e quindi è bene non ammazzarlo bensì utilizzarlo nel modo migliore), mentre viene addirittura considerato prezioso per chi ne ha poco e magari avrebbe bisogno di averne tanto.
I morti però non lo sanno, né ci pensano perché hanno bel altro da fare, loro.
Ma allora quand’è che uno relativamente alla durata della vita può considerarsi veramente vivo o morto?
Sul fatto del momento di considerarsi vivi credo non vi siano dubbi di sorta mentre sulla morte bisogna ragionarci un poco.
Sarai da considerare morto “Quando ti troverai nella situazione in cui sia nel bene che nel male, sia che tu stia facendo qualche cosa oppure nulla, il tuo tempo inteso come stato, collocazione, periodo, ma anche successione di eventi e fatti concomitanti o meno, rallenta e poi si ferma”.
Questo vale per tutti gli esseri animati ossia muniti di anima mentre per coloro che fortunatamente sono anche muniti di “Spirito” avverrà che, da una durata per così dire “umana”, ossia misurata in termini sequenziali, dopo il cambiamento di stato causato dalla morte, la misura cambia per entrare nel campo dell’incommensurabile ossia della cadenza “senza tempo”.
“Il che significa una cosa sola, che comunque vadano le cose, siamo diventati eterni”.
“Solo allora puoi considerarti veramente vivo mentre per noi quaggiù, sei morto !”. Così suonerebbe, se mai ve ne fosse bisogno, una ipotetica definizione.

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Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Mer Feb 03, 2016 7:14 pm    Oggetto: Adv






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