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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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"IL tempo delle anime di Franco Masini"
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franco123








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Località: Lucca
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MessaggioInviato: Sab Feb 20, 2016 6:21 pm    Oggetto:  "IL tempo delle anime di Franco Masini"
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Capitolo 5)- La nonna.

“La nonna, mia nonna, era una santa che si palesò più che altro in occasione della morte del figlio e poi in seguito perché fece dei miracoli.
In quanto al figlio morente, invece di disperarsi lo incitava, lo invitava ad avere fiducia dicendogli che era fortunato a morire perché finalmente avrebbe raggiunto il Signore”.
“E’ pazzesco”, fu la risposta del morto, “mai sentite cose così assurde”.
Punto sul vivo e forse anche un po’ offeso, sicuramente stizzito, Franco rispose, “Lo dice lei che sono assurdità e proprio da lei viene la predica, lei che sta più di la che di qua”.
Poi si chetò perché comprese di aver esagerato e riprese con tono più moderato, “Mi ascolti: il fatto è che mia nonna viveva come in stato di trance, “era assente”, diceva mia madre che l’aveva conosciuta; pregava e pensava all’al di là o forse “ascoltava” e tutto questo mentre scriveva il suo diario, faceva la mamma, la moglie e quant’altro”.
E continuò: “Lei che sicuramente sapeva, che lo aveva se non già visitato, sicuramente intravisto, viveva nell’attesa di entrare nell’altro mondo, ma nel frattempo, già che stava di qua, non dimenticava di fare del bene”.
“Aveva i suoi poveri con i quali spartiva il suo benessere e ogni giorno preparava con le sue mani e distribuiva loro una minestra.
“Sulle scale di casa” precisò e poi “addirittura pagava una prostituta perché si togliesse dalla strada!”.
“Ha, questa poi!”, esclamò il paziente, “questa non l’avevo mai sentita, ma continui che si sta facendo interessante”.
“Mia nonna, dicevo, aiutava chiunque avesse bisogno; vede, non come oggi che la gente appena gode di un po’ di benessere, per non dire ricchezza, se ne frega e non pensa più agli altri né ai poveri dei quali, pur di giustificare il proprio egoismo, ne rifiuta persino l’esistenza”.
“Pensi che al giorno d’oggi è già povero chi vive con soli 600 euro al mese, le classiche 1.200.000 lire di una volta, il valore di una pensione di vecchiaia, ma se una volta, ai tempi della Lira, erano tante, oggi con l’Euro sono pochissime, se ne rende conto?”.
“Va bene, va bene, lo so”, disse l’altro bruscamente e apparentemente seccato da questa imbarazzante verità, “Continui “.
“Mia nonna, dicevo, si comportava allo stesso modo con tutti e quando morì, dietro al suo carro, oltre ai conoscenti, ai parenti, i figli e il marito, c’erano anche i beneficiari, ossia i poveri, i malati e come c’era da aspettarsi, la prostituta!”.
“E poi, cosa avvenne?”.
“Avvenne che mio nonno, da quel tipo severo che era e di costumi assai morigerati, ossia tutto casa, famiglia, chiesa e lavoro e con un carattere burbero e tutto d’un pezzo, rimase assai meravigliato di quella inopportuna presenza; fu costretto ad accettarla e non disse nulla”.
Pausa.
“Ha, ora rammento anche un particolare!”, esclamò Franco, “mia madre racconta che alla morte di mia nonna, venne recapitata una lettera nella quale la prostituta svelava che a differenza degli altri, mia nonna, incontrandola la salutava sempre”.
“Tutto qua”, replicò quello.
“Tutto quaaaa!“, rispose incredulo Franco, “ma si rende conto in quale contesto vivevano a quel tempo?”, “e che a salutare una prostituta della quale peraltro non se ne conosceva nemmeno l’origine (mia madre rammenta che aveva una scimmietta vestita di rosso!) e che a farle da lenone era il suo stesso marito, a quel tempo, se non proprio vietato, era estremamente fuori posto?”.
“Mi scusi”, rispose l’altro con voce un po’ meno sicura, “nonostante quello che mi sta dicendo non riesco a comprendere cosa c’entri sua nonna con il potere che le consente di collegarsi con i defunti”.
“Certo, ha ragione”, ammise Franco che si era reso conto di essersi allargato un po’ troppo con le rimembranze, “ma se ha pazienza e soprattutto tempo le racconterò com’è andata”.
“Tempo veramente né avrei poco se come dicono, dopo un paio d’ore mi mandano a prendere per la destinazione coatta”.
“Va bene farò in fretta e se sarò stato convincente, spero mi assuma come accompagnatore ossia per quel servizietto, sa quello di cui le avevo parlato?”.
Interpretando il silenzio come un implicito consenso e un incoraggiamento a proseguire, Franco attaccò, “Dunque dicevo che vidi la sagoma, il fantasma o ectoplasma o comunque lo si voglia definire di mia nonna sparire nel sotto scala (passando letteralmente attraverso la porta!) ma non solo, perché la cosa si ripeté per tutte le notti seguenti fintanto ché riuscii a comprenderne la natura!”.
“La natura, che natura?”.
“La natura delle cose ossia il significato di quelle apparizioni che mi mostravano si, l’immagine di mia nonna o meglio la sua sagoma, ma sicuramente avevano ed hanno, soprattutto in questo contesto, il senso di un avvertimento, di una indicazione che se compresa può essere estremamente importante!”.
“E cioè?”.
“E cioè che quelle sue apparizioni, di mia nonna intendo, rappresentano per me qualche cosa della quale al momento mi sfugge l’essenza, ma che poi, in seguito e solo dopo matura riflessione, spero di comprendere”.
“Contesto, essenza, riflessione, natura, ma quale di queste quattro cose, dunque hanno determinato questa sua capacità sensoriale?”.
“Capacità sensorialeeee!”, esclamò Franco soffermandosi con evidente stupore su quest’ultima parola, “altro che capacità sensoriale caro lei, la capacità sensoriale alla quale lei allude o almeno credo pensi non è altro che una diramazione virtuale del fenomeno, un effetto collaterale, un residuo si può dire, marginale, secondario, mentre la cosa più importante è che da mia nonna ho ricevuto un messaggio, un messaggio esplicito a stare attento perché al mondo sta accadendo qualche cosa che al momento mi sfugge e che dovrò cercare di capire”.
“Va bene, va bene”, tagliò corto il morto al quale evidentemente era sfuggita l’importanza del messaggio, “ma intanto non ha risposto alla mia domanda: quale delle quattro cose è stata definitiva?”.
“Tutte e quattro assieme naturalmente”, rispose Franco tirando per le spicce, “ma soprattutto il fatto incontrovertibile che mia nonna avesse, da viva, rappresentato una “finestra”, un’apertura verso il trascendente, ossia l’infinito, dalla quale apertura, lo ammetto io stesso, imparai spudoratamente, ma con rara maestria e a mio piacimento, a profittarne”.
Poi tristemente aggiunse: “Naturalmente però, mentre lei, mia nonna, usava la finestra sull’infinito in senso spirituale e a fin di bene, io la usai e la uso tutt’ora in senso umano e materiale”.
“Ma allora chiunque lo potrebbe fare?”.
“Può darsi”, rispose Franco, riducendo nel contempo la velocità delle parole “ma ne dubito perché innanzi tutto bisogna avere avuto una nonna come la mia, e non è poco, e poi il suo quadro!”.
“Il suo quadro? Quale quadro”, interruppe quello, “il quadro di mia nonna, naturalmente”, rispose a malincuore, Franco, “che un giorno rovistando nel sottoscala trovai e per mezzo del quale sono transitato!”.
“E dov’è ora quel quadro?”,
“A casa mia, naturalmente, dove crede che sia?”.
Si vedeva bene, salvo l’altro che faceva le viste di non averlo notato, che Franco su tema era particolarmente reticente tant’è vero che pur di uscire dall’empasse, preferì sorvolare e riprendere il filo interrotto del discorso.
“Perché vede, il trascendente, quello al quale mia nonna credeva e nel quale praticamente già viveva, aveva permeato tutta la sua vita!”.
“L’essenza é rappresentata dal fatto che lei era estremamente in sintonia con l’aldilà, ossia che le fosse consentito, sebbene viva e vivente, di partecipare simultaneamente a due vite, quella mortale e umana e quella trascendentale o divina.
E le dirò di più perché mia nonna aveva il potere di transitare da un mondo all’altro oserei dire con gioia, con piacere, come succede a noi quando si lascia momentaneamente la casa per andare in vacanza o si parte per un viaggio che, per quanto arduo, non ci spaventa, anzi ci rende felici e visto quel che costa cerchiamo anche di godercelo appieno.
Mia nonna aveva saputo convivere con tutti e due i mondi in modo eccezionale e segretamente consapevole, senza parlarne con nessuno, se non col suo padre spirituale accettando questa privilegiata condizione senza speculazioni né drammi.”
“Aveva il potere, peraltro disponibile a tutti purché lo si creda possibile, di condividere la vita materiale, quella che cade sotto i nostri sensi e che tutti possono vedere, col mondo infinito e sensoriale dell’al di là e credo anche che le fosse consentito per assurdo, ma solo di tanto in tanto, di dialogarci, di andare a farci una visitina” e guardandolo fisso, “in un mondo nel quale lei” e sottolineò il LEI “caro signore, non ha mai creduto e che da sempre ha escluso dalla sua competenza”.
“Cosa, cosa?”, esordì con tono seccato il morto, “cosa centro io con tutto questo?”;
“Ma certo che centra, provi un poco a pensare: se da quel materialista che è e da quello spavaldone prepotente che per esorcizzare il momento al quale siamo tutti destinati si è permesso anche di irriderne le sacre tradizioni delle quali, cosa assai comoda a farsi, ne ha persino negata l’esistenza, oggi, invece di arrivare al momento supremo in modo così poco preparato, non starebbe nelle ambasce”.
“Ambasce, ambasce, guardi che io non mi trovo nelle ambasce, sa?”, rispose l’altro con tono offeso, “ma continui che mi interessa”.
“Va bene, dunque, ha si, dove eravamo rimasti? Se dunque avesse accettato il fatto della coesistenza delle due vite, quella materiale e quella spirituale come un fatto naturale, che poi è quello che hanno fatto i santi che indubbiamente hanno considerato la vita terrena alla stregua di un noioso ma necessario passaggio, una sorta di iter burocratico, di accessorio necessario al completamento della formula, se avesse accettata l’idea dei due mondi che al momento devono restare divisi ma che possono benissimo convivere parallelamente, salvo poi ricongiungersi al momento stabilito, se avesse fatto tutto questo dicevo, sarebbe ora tutto più facile e meno traumatico sia per lei che lo deve subire che per gli altri, i suoi cari che, immaginano, ne stanno soffrendo”
“Ma lei è matto”, esordì quello tutto eccitato, “io vivere da morto?”, “ma io da vivo ho vissuto bene e anche alla grande e me ne fregavo dei moribondi e salvo qualche caso sporadico mi sono sempre guardato bene dal partecipare ai funerali…. degli altri”.
A questo punto però si interruppe, rimase in sospeso e poi esordì con tono triste, ”e pensare che un giorno sarebbe toccato anche a me di parteciparvi e al mio….!”, aggiunse, esprimendo così il suo disappunto.
Franco, che aveva un animo sensibile, ne provò tenerezza ma siccome aveva deciso di essere inflessibile, continuò sullo stesso tono: ”bravo, bravissimo”, “e così ora si trova qui con me, completamente impreparato e magari sente parlare di queste cose per la prima volta e pensare che tutto sto coraggio proviene da uno che ha paura persino del buio figuriamoci della morte!”.
“Quale destinazione, quale viaggio? Si spieghi meglio”, chiese con voce tremula.
Ma Franco non insistette.
Aveva compreso che ormai era acqua passata.
Tempo perso, come si suole dire e lasciata ogni speranza di convincerlo riprese placidamente a raccontare: “Dunque, mia nonna era estremamente ricettiva (mia madre rammenta quanto fosse assente dalle cose del mondo al punto da apparire trasognata, estasiata e persa dietro visioni solo a lei concesse).
A dirla in parole povere era in quella condizione assai rara e privilegiata di sintonia con l’infinito o meglio col Padreterno che solo i santi hanno e che comunemente viene chiamata “Estasi”.
“Col Padreterno?”, mormorò il morto con fare sorprendentemente circospetto, “Non mi dica, e allora?”.
“Allora, allora”, disse Franco al quale quel tono faceva saltare nervi, “ormai è certo che mia nonna riusciva a vivere simultaneamente due vite: quella attuale, detta anche materiale, umana o immanente, spirituale o trascendente l’altra”.
“Ma poteva anche essere un’altra cosa”, mormorò Franco, col tono di chi si rivolge a se stesso.
E più sommessamente “….ma poteva anche essere l’inconsapevole destinataria di un’altra teoria che vede l’antichità delle case (e la sua non v’è dubbio che lo fosse!) stimolare certe visioni, certi contatti…..!”
“Mi dica, ma allora quelle sue apparizioni o contatti cosa avrebbero voluto significare?”.
“Lei corre troppo” lo corresse Franco, poi meno rudemente, “mia nonna, con quelle sue apparizioni, non faceva altro che indicarmi la via della conversione, il modo per mettermi in salvo, ossia farmi entrare in sintonia, in “contatto” col trascendente”.
“Evidentemente c’è riuscita, visto che ora si trova qui a dialogare con uno come me”, replicò il morto, “però non riesco ancora a comprendere come abbia fatto”.
“Va bene”, disse Franco, “cercherò di essere più chiaro”.

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Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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