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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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"Il tempo delle anime di Franco Masini"
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franco123








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Località: Lucca
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MessaggioInviato: Sab Feb 20, 2016 6:24 pm    Oggetto:  "Il tempo delle anime di Franco Masini"
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Capitolo 6)- La radio.

“Pur considerandomi tutt’altro che bigotto, magari più per curiosità che per altro, anch’io, nel mio piccolo e per una lunga parte della mia vita non ho fatto altro che cercare di mettermi in sintonia col Padreterno”.
“Sia nel modo tradizionale, usando le preghiere che fin da bambino mi avevano insegnato a recitare, sia in un modo diciamo inconsueto, meno ortodosso, ossia con la radio!”.
“Con la radio?”, esclamò il morto con fare meravigliato, “quale radio?”.
“Con la radio di bordo che da sempre ho usato sulle navi dove svolgevo il mio servizio e poi anche a terra, ossia a casa mia dove ne possiedo parecchie”.
“Bé, ha mai sentito nulla con la sua radio?” e la vibrazione della voce era vagamente sardonica e lasciava intendere quanto poco o nulla ci credesse.
Non così la risposta che gli diede Franco che su queste cose non amava scherzare: “Lo devo ammettere che per un paio di volte ho sentito qualche cosa che potrei definire “trascendente”, ma chissà poi cos’era?”.
“Di che cosa si trattava esattamente?”.
La curiosità un po’ morbosa del morto faceva innervosire Franco che la considerava una vera e proprio “presa di giro”, ma tant’è gli rispose, “Un suono improvviso, come schiocco di frusta, ruggito di fiamma o di animale feroce, rumore che di solito accompagna il passaggio di un aereo superveloce, un Jet e per farla breve” e qui Franco cercò di mimare il rumore, “Swammm” sibilò, poi lo guardò per constatare l’effetto.
A quel suono, che sicuramente al morto non diceva nulla, seguì un silenzio tombale, che Franco, cautamente interruppe: “Questo fu pressappoco il suono che mia moglie ed io, in un pomeriggio uggioso come non mai, ascoltammo all’altoparlante della radio.
Poi precisò: “Mentre lei faceva un solitario col mio PC ed io mi dedicavo all’inconsapevole sperimentazione di un’ardita teoria, udimmo distintamente questa fiammata, questo ringhio feroce, cattivo …e restammo spaventati e muti!”.
“Quale teoria”, chiese il morto che dimostrava così di stare riflettendo,
“Quella secondo la quale anche le pareti di casa sono ricettive e non occorre un’antenna ma solo molta, moltissima sensibilità e naturalmente … pazienza!”, rispose prontamente Franco.
“Come sarebbe a dire?“, insistette l’altro.
“Sarebbe a dire”, riprese pazientemente, “che involontariamente mi sono inserito su una frequenza sbagliata o su un’interferenza, frutto della mescolanza fra la mia e l’antenna rappresentata dalla “casa”, diventando così, inconsapevolmente la causa di un grosso pasticcio”.
“Quale pasticcio?”, chiese dubbioso il morto.
“Tecnicamente chiamato – battimento - questo pasticcio o guazzabuglio di frequenze non solo è la somma o differenza di più frequenze o vibrazioni, che in taluni casi (molto raramente) possono generare una “Risonanza”, fenomeno che ha il potere fisico di annullare la resistenza del mezzo traslatorio, col risultato di aumentarne all’infinito la potenza!”
“Un’interferenza?”, blaterò l’altro che non aveva capito niente; “Si certo“, rispose Franco, “o se vuole, l’intromissione in un mondo vietato e poco piacevole, forse inviso a qualcuno, ed è per questo che udimmo un urlo e non certo un lamento!” e la mestizia con la quale Franco espresse quest’ultima frase, dimostrava quanto ne fosse convinto!
Poi, un po’ pedantemente: “Scambio d’antenne….non vuol dire necessariamente l’averle fisicamente scambiate fra loro, ma anche semplicemente accoppiate ed é solo per caso che azzeccai quella giusta entrando così in un settore vagamente proibito, proibito dalle autorità Celesti intendo!”.
“Che settore proibito, di che antenna giusta sta parlando e per cosa?”, chiese l’altro che evidentemente non sembrava aver capito niente, “giusta per questo genere di cose”, seguitò Franco con noncuranza, e nemmeno si fosse rivolto ad un pubblico esperto, ad un collega, un operatore del settore continuò ammiccando: “certamente non idonea per ascoltare la normale frequenza!”.
“Quale frequenza?”, chiese l’altro con insistenza.
“Quella per intenderci della cattiveria!”, aggiunse Franco e precisava lo sguardo era truce.
Truce, perché prevedeva l’insorgere di una corale di risate, sberleffi, opinioni contrarie e contrastanti, derisione fatta allo scopo di annullare, banalizzandolo, il mistero che ci circonda.
Sapeva bene Franco quanto poco si possa scherzare su queste cose e temeva che si degenerasse in qualcosa di grave, di offensivo, d’immorale quale: esclamazioni di dubbio, derisione, sequela di una inopportuna blasfemia di parole, tutte cose estremamente pericolose da esternare in quel momento.
E ancora, sapeva bene Franco che nella spasmodica ricerca di esorcizzare l’ineluttabilità della propria fine, la media delle persone dissacra il dissacrabile, deride ciò che non comprende, non conosce abbastanza o non crede, accoglie con scetticismo chi propone verità incontrollabili e cerca disperatamente di appiattire al più basso livello possibile ciò che gli si dice per il suo bene e per invogliarlo a pensare alto….. ma non sentì nulla di tutto questo!
Nel suo caso, strano ma vero, non rimase che l’eco delle sue parole, seguite da un profondo silenzio.
Un silenzio di “tomba”.
“Sento che mi stai ascoltando con rispetto e perciò ho deciso di proseguire”, riprese Franco rivolgendosi al morto, ma non mancò di dare inizio con una categorica premessa, “non pensare di deridermi o di fare il saccentone perché smetto subito e non ti dico più niente!”.
“Va bene, vada avanti, sono tutt’orecchi”, disse l’altro.
“Secondo me, ma non ne sono tanto sicuro, esistono luoghi, per lo più sacri, dove ci si siede sia per ascoltare la voce della coscienza che per riflettere in pace e lontano dai rumori del mondo…”
“…..spesso, quel silenzio e quel raccoglimento altrove negato, consente l’ascolto della flebile voce di Dio!”
Tacque ed attese, ma non giunse nulla, così proseguì a dire: “Questi luoghi dicevo, sono le chiese, i santuari, persino le cappelle, che sorgono nelle campagne o nelle città alla stregua di veri e propri “Detector”, o rivelatori di onde elettro-magnetiche celesti…”.
Silenzio!
“…..muniti per di più di splendide antenne quali: guglie, campanili e pinnacoli, fungono egregiamente da apparati ricetrasmittenti!”.
Silenzio!
“….ebbene, questi luoghi così concepiti, favoriscono il collegamento con la parte migliore del cosmo, consentendo cioè di mettersi in contatto con il bene, l’amore impersonificato da Dio stesso ed é per questo che in chiesa si gode di un’atmosfera mistica e irreale”.
Finalmente l’altro fece udire la sua flebile voce: “Se mi consente”, osservò il morto, “lei in quel momento non era in chiesa bensì a casa sua!”.
“Si è vero, lo so….”, rispose Franco al quale queste pignolerie facevano schifo, “…ma anche una casa in taluni casi può essere un valido ricevitore, un’inconsapevole collettore di pensieri; per esempio la mia, che è piuttosto antica e possiede delle mura possenti e lo è di sicuro perché le pietre che la compongono, ammuffite dal tempo, ossidate dall’acqua che risale da basso, le conferiscono la proprietà del detector”.
“Va bene, va bene”, riprese a dire il morto che sembrava più attento a certe minuzie piuttosto che al resto (che probabilmente non comprendeva), …“ma cos’è questa storia dell’onda del bene, ne esiste forse anche una del male?”.
“Certo e a proposito, ho una mia teoria”, proruppe Franco, felice della domanda, “la Chiesa, in quanto casa di Dio e come già detto, sacra, è ovviamente convogliatrice dell’onda del bene mentre la casa, il castello, la torre, si sa, fanno venire cattivi pensieri e sicuramente captano l’onda del male!”.
“Ma tornando a noi, ossia all’ascolto di quello strano suono, rammento di aver collegata la mia radio, che è una HF (High Frequency), ossia una radio che riceve l’onda medio corta della Marina, invece che alla sua antenna specifica con quella del CB”.
“L’antenna del CB? O che vuol dire di grazia CB? E perché poi quell’antenna non le si addiceva?”.
“Hai, hai”, lamentò Franco, “ora si che la cosa si fa difficile; come faccio a spiegarglielo se lei non sa nemmeno cos’è la banda del CB”.
“E che ne so io della banda del CB” e poi ripresosi, ”perché, dovrei?”.
“No, no, d’accordo ma allora prenda la mia affermazione per buona e non insista, non chieda né pretenda spiegazioni“.
“E va bene, che avrò chiesto mai”, lamentò il morto e poi, “mi dica, ma allora che centra sua nonna con l’antenna per la banda del CB? Comincio veramente a non capire, sa?”.
“Lo credo bene”, mormorò a denti stretti Franco “ma vediamo comunque di darle qualche spiegazione”.
“Dunque, come lei sa o se non lo sa glielo dico io, nel campo delle radio comunicazioni, per ricevere o indifferentemente trasmettere un segnale o messaggio radiofonico, si deve rientrare in una banda specifica di frequenza in modo che un ricevitore la possa ricevere sintonizzandosi sulla stessa lunghezza d’onda (o frequenza)”.
Di nuovo silenzio, “….e per far questo si deve ricorrere all’antenna, si deve cioè realizzare il perfetto accordo tra l’antenna che riceve il segnale e quella che lo trasmette senza dimenticarci dell’importanza che riveste, ai fini di un migliore ascolto, di fare uso di un’antenna appropriata”.
“Dunque un’antenna per ogni banda, giusto?”.
“Finalmente parla”, pensò Franco e riprese, “Giustissimo, ma nel nostro caso l’antenna non è costituita dal classico stilo (antenna Marconi, dal nome del suo illustre inventore), adatta appunto per la banda CB (Citizen Band o banda cittadina a breve portata) o da un filo orizzontale la cui lunghezza varia anch’essa al variare appunto della frequenza, ma da noi stessi o dalla costruzione dove in quel momento ci si trova”.
“Parlando dell’antenna filare, come si trova detta lunghezza?”, fu l’inaspettata domanda che il tizio fece dimostrando così un certo interesse.
“In pratica si ottiene tagliando il filo d’antenna secondo la formula 148/F (dove F sta per frequenza in MHZ, mega herz). OK fino a qui?”.
“OK”, rispose l’altro che non doveva certo essere uno stupido, “vada avanti così, che la seguo”.
“OK, dunque dicevo, mi ha fatto perdere il filo, non quello dell’antenna naturalmente ma il filo del discorso: la lunghezza del filo d’antenna, dunque, come anche l’altezza dello stilo, è importantissima perché, se non bene accordata, rischia di far perdere la maggior parte del segnale, (non si riceve niente o poco), ossia non si ascolta bene la musica, la voce e così via, con grande e inutile dispendio di energia, OK, fino a qui?”.
“OK, vada avanti”.
“Per quanto riguarda invece la caratteristica delle varie bande usate in radio telefonia”, continuò Franco, “CB lo abbiamo già detto mentre l’ HF o High Frequency, Alta Frequenza, è la banda delle onde medio–corte, adatta cioè a trasmettere e ricevere anche a lunga distanza e specialmente di notte, oltre i confini nazionali”.
“Ma ora mi dica cosa c’entra la banda con sua nonna”, seguitò il morto e Franco pazientemente: “se ha un po’ di pazienza le spiego l’importanza di avere coniugato la radio con una nonna come la mia”.
Breve pausa ristoratrice, poi Franco riprese: “Mia nonna, da quella sensitiva, o meglio persona sensibile che era, doveva essere ricettiva al massimo verso frequenze per noi sconosciute, probabilmente elevatissime, di un campo e di una specie tutt’ora ignoti, appunto sensoriali, ma pur sempre frequenze, ossia vibrazioni autogeneranti quali appunto sono le onde radio”.
“Dica, dica, mi spieghi”, continuò l’altro e Franco senza farselo ripetere due volte: “ in quanto ogni onda radio è formata da due campi dei quali uno è elettrico e l’altro magnetico concatenati fra loro in modo ortogonale”.
Pausa precauzionale e poi: “Il campo magnetico, che è uno dei due componenti più importanti dell’onda, quando non è continuo, ma reso variabile o intermittente da un segnale a bassa frequenza, (generato cioè da un generatore di frequenza o oscillatore locale ma può andare benissimo anche la voce umana), si auto rigenera con il seguente meccanismo!”
“Il campo magnetico, a sua volta, genera un campo elettrico che a sua volta rigenera quello magnetico in un continuo succedersi di rigenerazioni che se non ci fossero le dispersioni durerebbero in eterno!”.
Pausa e poi, preso dall’entusiasmo per la sua stessa disquisizione, non poté fare a meno di esclamare, “Bello è?”, facendo le viste di imitare un conferenziere, ”e se ci sono domande accomodatevi”
Constatando che l’altro non faceva domande, ma ascoltava rispettosamente, in silenzio, riprese aprioristicamente quel noiosissimo sermone.
“Quelle che ho or ora nominate, sono frequenze comunque estranee a quanto prima asserito ossia alle onde captate da mia nonna, perché mentre le prime sono espressioni di una tecnologia rudimentale, per non parlare poi degli apparati preposti al loro funzionamento (radio riceventi e trasmittenti), che allo stato attuale dell’arte definirei dell’età della pietra, mentre quelle di mia nonna erano parte di un sofisticatissimo apparato trascendente ossia mnemonico o celebrale quale tutt’ora a nessuno verrebbe neanche lontanamente in mente di poter imitare!”.
“Come, ma allora sua nonna era una radio?”.
“Non nel senso figurato della parola, ossia non quella sorta di cassetto di legno o melanina, munito di scala parlante e delle relative manopole sia del volume che della sintonia, ma come le ho già detto, essa reagiva allo stesso modo, sia come antenna e al tempo stesso come apparato e la sorprenderò dicendole, sia ricevente che trasmittente!”.
“Trasmittenteee?”, non poté fare a meno di esclamare l’altro, rimasto colpito soprattutto da quest’ultima affermazione.
“Trasmittente, autogenerante, o come a lei piace chiamare il fenomeno, va bene?”, rispose Franco, conciliante ma glaciale.
Poi, dopo una breve pausa, un po’ acidamente: “Per sua conoscenza sappia che mia nonna, ossia la sua sensibilità, doveva essere così elevata da non dover temere, tecnicamente parlando, alcun paragone”.
Pausa ad effetto e poi di nuovo con tono da estimatore di strumenti musicali, “Doveva essere essa stessa….” e roteando gli occhi attorno fece le viste di cercare le parole, “…antenna e in tal caso perfettamente accordata sulla frequenza della trasmittente, ma anche apparato ricevente costituendo assieme un raro e sofisticato esempio di strumentazione completa, adatta cioé a captare, senza alcuno sforzo apparente, frequenze che per noi, allo stato attuale della tecnologia, risultano essere proibitive, inconcepibili”.
“Pazzesco”, fu il commento del morto e poi, “ma vada avanti lo stesso e mi spieghi come fa a definirla anche trasmittente!”.
“Le dirò, che se mia nonna si fosse limitata ad essere ricettiva ossia apparato ricevente adatta cioè a ricevere i segnali dal Cosmo senza reagire, sarebbe rimasta lì, statica e passivamente intenta ad ascoltarli, mentre invece parlava, dialogava con qualcuno che dall’altra parte del Cosmo la interrogava, o le rispondeva, in un dialogo che sa dell’incredibile!”.
“Al di là di ogni umana conoscenza, penso che fosse lei stessa parte attiva del fenomeno su esposto, ossia apparato emittente e ricevente al tempo stesso, quindi partecipe di un incredibile e lo ammetto, incomprensibile interscambio fra lei e l’infinito”.
“Quale interscambio, quali segnali e quale infinito?”, chiese il morto ponendo inconsciamente interrogativi che anche se stavano a dimostrare un certo interesse riducevano però l’argomento ad un puro discorso accademico.
Ci pensò Franco a ricondurlo all’ovile ossia nel mondo delle cose materiali esordendo prima con un dubbioso “ma!” e poi, mentre lo guardava con occhio vagamente sospettoso, “qui siamo in un campo dove non esistono prove, né documenti, né esperimenti certi o come si dice, Galileiani, ossia riproducibili, ma solo congetture che però, da certe mie deduzioni personali, ritengo di poter anche parzialmente spiegare”.
“Ah si”, rispose il morto “e allora le spieghi”.
“Penso che si sia trattato di segnali plausibilmente puri, formati cioè da vibrazioni sentimentali generate da puro amore e non compositi come nel caso della radio e delle onde Herziane dove convivono assieme oscillazioni di doppia natura, elettrica e magnetica e tante, tante spurie (difetti)”.
“Sentimento, amore, ancora questa parola con la quale pretendete di risolvere tutto”, gridò allora il morto in un modo sorprendentemente concitato e poi, “che volete fare, volete cambiare il mondo?”.
Per nulla sorpreso, in quanto aveva sempre pensato che fosse un esaltato, un megalomane, un maniaco del potere Franco attese che quello scatto d’ira si calmasse, ma siccome quello continuava, rimase in silenzio.
In attesa.
“Non vi sembra di esagerare con tutto questo amore verso il prossimo?”, continuava intanto a gridare l’altro.
Aveva pronunciate quelle parole come se le avesse trattenute dentro di se per chissà quanto tempo e solo ora, forse perché se n’era presentata l’occasione, poteva dar loro libero sfogo e le lasciava erompere liberamente.
Senza alcun freno né remora, ritenendole, chissà poi perché, tanto importanti.
Le vomitava con impegno, col sadico gusto di far del male, il brav’uomo, riversando sul povero Franco tutto il suo odio, il rancore, generato da chi o da cosa, poi non si sa.
La spiegazione?
Ma forse questa: Anche solo per il semplice fatto di esser presente, di stargli vicino, probabilmente Franco attirava su di se le ire e gli strali di quel disgraziato che, in quel momento, gli attribuiva la causa delle sue disgrazie e pur sapendo che non ne era minimamente e direttamente responsabile lo trattava da parafulmine, da scaricatoio.
“E pensare che lo volevo solo aiutare!”, pensò amaramente Franco ma non lo disse ed invece aggiunse “con gente come questa, non si può mai dire!”.
Non rispose però, non replicò, non raccolse la provocazione che pure era palese, ma pacatamente, con calma, come si fa fra signori o con i matti, riprese a raccontare.
“Mia nonna voleva bene a tutti e se posso dir così, era votata all’amore….”.
Tacque più per vedere la reazione dell’altro che per riprendere fiato, ma siccome quello non replicava, continuò: “……e all’altruismo, ma siccome “Amore”, nel senso pieno del termine é la parola di Dio, è Dio stesso, che come tale non può non amare la sua creatura più bella, ossia l’UOMO con il quale ama anche dialogare, così anche mia nonna, che ne aveva i requisiti, ci dialogava, dimostrando così di essere sintonizzata sulla Sua stessa frequenza o qualunque altra cosa si trattasse”.
Silenzio!
Lunga pausa di riflessione, ma poi, ve l’immaginate “la frequenza di Dio?”, e siccome l’altro non rispondeva, “no, si?” rispose Franco più che a lui a se stesso, “non la si può immaginare, vero?” e tacque.
Non credeva ai propri orecchi, Franco, “Ma come, dopo tutto quel ben di Dio che gli aveva propinato (e anche gratis), l’altro non rispondeva, non ringraziava…. e non diceva nulla!” e divenne triste soprattutto per questo!
Ma il fervore non si era ancora esaurito e così, non potendo resistere oltre: “Non solo era antenna ma anche segnale ossia era essa stessa parte del segnale che rigenerava e pertanto, se due e due fanno quattro, era essa stessa parte del trasmettitore”, detto questo, si fermò e rimase di nuovo in ascolto.
Aveva maturato il dubbio che quello in realtà non fosse presente, che fosse già partito e che le sue parole tanto infervorate, dettate più dal cuore che dalla mente, fossero state gettate al vento e fossero andate perse.
E siccome neanche un cenno tardava a venire, dopo un po’, timidamente, riprese a parlare: “Era come se lei stessa rigenerasse il segnale che riceveva, capito?”, ribadì e perché non vi fosse alcun dubbio, accompagnò le parole con un esplicito gesto della mano.
Il tono con il quale l’altro rispose, era incrinato di stizza.
Non era un netto rifiuto verso quello che Franco aveva detto, ma nemmeno un incoraggiamento.
“Non la seguo più perché credo che mi ci voglia del tempo per capire, comunque vada avanti, concluda”.
“Benissimo”, disse Franco ignorando l’espressione imbronciata e facendo vista di raccogliere le idee, “se mia nonna, che naturalmente Dio l’abbia in gloria e non si offenda se la assimilo a cose tanto terrene e apparentemente così poco felici e irriguardose, se mia nonna, dicevo, era al tempo stesso apparato ricevente e trasmittente ma anche antenna e segnale, vuol dire che quella sera, passandomi vicino, mi ha inavvertitamente, oppure volontariamente non so, influenzato, trascinandomi nel suo vortice di frequenza, oppure anche solo instradandomi verso quel mondo del quale mi ha permesso di varcare la soglia, trasformandomi così da semplice spettatore a protagonista”, e guardandolo, aggiunse, “…. tanto è vero che mi trovo qui a parlare con lei”.
Silenzio.
Lunghissima pausa, poi di rimando: “Va bene, le credo sulla parola anche se non ci ho capito nulla ma solo per il fatto che lei è qui e comunque, oltre che a parlarmi, mi risparmierà un sacco di noie, quindi le chiedo: cosa vuole lei da me?”.
“Eccomi arrivato al punto cruciale della questione!”, esclamò Franco che tutto preso dalla spiegazione ne aveva persino scordato lo scopo.
“Il motivo del nostro colloquio è semplicissimo e si riduce a pochissime battute, ossia al fatto inconfutabile di offrirle un passaggio, cioè di accompagnarla nell’al di là perché non abbia ad avere paura, cosa che, nel momento contingente, non é da poco!”.
Disse, e rimase in attesa della risposta.
Mentre l’altro metabolizzava l’offerta, ne comprendeva i termini e si chiariva il concetto, se ne stava Franco in religioso quanto doveroso silenzio in attesa della risposta e mentre aspettava il tempo scorreva impietoso.
Silenzio.
Poi di nuovo la voce del morto ma questa volta meno imperiosa, meno sicura, “E nel caso acconsentissi, come si procederebbe?”.
Tutto felice del risvolto positivo che stava prendendo la storia Franco rispose: “Si procede in modo molto semplice: io la vengo a prelevare da questa scomoda stanza e la porto fuori per instradarla verso il suo destino, ossia dove è destinato,” e per chiarire meglio il concetto, “dove deve andare e poi, naturalmente, la lascio e me ne torno indietro”.
“E perché invece non viene con me fino alla fine?”, fu il commento poco felice che, dopo una breve pausa, il morto espresse.
“Perchee?”, fu la risposta che veementemente Franco gridò, “ma perché io non sono come lei, ossia nel suo stato, bensì in uno stato intermedio se non proprio anteriore a quello che attualmente lei sta vivendo e che come le ho spiegato, mi consente si, di traversare il confine che divide, si fa per dire, quella che noi chiamiamo vita da quella che noi consideriamo morte, ma non quello di rimanerci, altrimenti sarei morto anch’io, chiaro?”.
Ma sembrava che l’altro o non potesse o non volesse capire.
Che su questo punto non ci fosse intesa, non vi fosse accordo e continuava ad insistere che Franco facesse tutto intero il suo stesso percorso.
“Va bene”, disse spazientito da tanta insistenza e tanto per tagliare corto, Franco, “ci verrò, se mi promette che durante il viaggio farà esattamente quello che le dirò, intesi?”.
“OK”, rispose l’altro apparentemente sollevato e poi, “quando si parte?”, aggiunse con tono felice, “Toh, bravo, bella domanda e lo dice a me quasi non sapesse che l’ora e il minuto della partenza non ci viene mai detta”.
“Ha ragione, mi scusi”, rispose il morto con tono di voce vagamente mellifluo, suadente, “sono morto da circa un’ora e mi creda mi è venuta quasi voglia di partire, anzi, non ne vedo l’ora, sa?”.
“Bene”, accondiscese Franco sollevato, “e se le cose stanno così si parte e a proposito…. ha qualche rimpianto, qualche cosa da aggiustare…. quaggiù?”.
“No, niente perché veda (termine antiquato ma tale era il morto!), quelli laggiù, come lei stesso ha notato, sono rivali e in politica non c’è pietà per chi muore; l’altra, mia moglie è una brava ragazza ma ormai si è rassegnata e credo che ne soffrirà ancora per poco, figli non ne abbiamo, quindi” e sospirò mestamente, “nulla e nessuno, come vede mi piangerà a lungo!”.
“Benissimo”, rispose Franco quasi rasserenato da quella poco edificante situazione, poi con fare professionale, “meglio così e se a lei va bene ed è pronto, possiamo partire”.

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Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Sab Feb 20, 2016 6:24 pm    Oggetto: Adv






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