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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Capitolo 14 "Il Tempo delle anime di Franco Masini"
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franco123








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MessaggioInviato: Lun Mar 28, 2016 7:47 pm    Oggetto:  Capitolo 14 "Il Tempo delle anime di Franco Masini"
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Capitolo 14) Lo zio -

“Zio Renato!”, gridò Franco e corse verso la figura che si stagliava sullo sfondo.
Dall’eccitazione, saltava e gridava come un pazzo.
“Zio, finalmente ti ho trovato, sapessi” e qui s’interruppe per riprender fiato, “quante volte ti ho nominato, quante volte ti abbiamo ringraziato per i miracoli che hai fatto”.
“Ma no, ma no”, si scherniva l’altro, “non o fatto nulla che tu stesso non avresti fatto”.
“Zio, zietto, non dire così che non è vero e tu sai bene da quanti incidenti ci hai salvati”.
“Ah! Se non ci fosse stato il Tuo intervento”.
Ma l’uomo continuava a scuotere la testa.
Un pò in segno di modestia, un po’ di dissenso, ma insisteva a dire di non avere fatto niente.
(Rammento che come sempre avevamo fatto nei vari casi che si presentavano in famiglia sia di imprevisto, malanno grave o incidente, avevamo sempre attribuito a Lui la nostra salvezza).
“E’ opera di zio Renato” dicevamo convinti, oppure “chiedi a zio Renato”, come se fosse stato presente.
Ora che era lì, dinanzi a me, vestito di un severo abito scuro, panciotto, camicia bianca e cravatta nera; gli occhiali nel più classico stile medico di provincia, non troppo alto, ma robusto, la pelle chiara ed i capelli neri, il suo sguardo vivo, intelligente e umano m’incuteva soggezione e rispetto!
Come fa un ragazzino che predilige lo zio in quanto fuori dell’autorità famigliare, ora che camminavamo fianco a fianco assaporando l’alone di santità che emanava, ero felice.
E mentre camminavamo lo zio, con infinita pazienza, rispondeva alle domande che via, via gli ponevo.
“Allora tutto quanto ci accade e che noi attribuiamo a Dio, nel senso che lo riteniamo responsabile, in realtà è causato dal nostro modo sbagliato di fare”
“è opera dell’uomo” e aggiunse “magari con l’aiuto del demonio?” e poi come folgorato, ”ma allora l’inferno è qua!”, gridai felice di aver compreso !
“Hai indovinato caro mio e poi a pensarci bene, ma quale inferno peggiore di questo dove si stupra, si violenta, si uccide, si rapina persino la mamma per un pugno di soldi e non si esita a tradire l’amico e il congiunto e si fanno prepotenze inaudite senza pudore, né vergogna?”.
Ma non basta perché preso dalla foga del suo stesso dire continuò: “pensa solo alle ingiustizie che si perpetrano ancora al giorno d’oggi sia per ottenere un lavoro che il benessere peraltro così mal distribuito”.
“Pensa alle migliaia di persone, ma che dico, milioni che muoiono di fame mentre il resto dell’umanità, vera e propria minoranza, si ammala per eccesso di piacere”.
“Ok!”, riprese Franco pensoso, “io però queste cose le ho già sentite, ma se come Tu dici il mondo va avanti da così tanto tempo che se n’è persa persino la ragione vuole dire che è ineluttabile che vada in tale senso, che non c’è speranza di un cambiamento in senso migliore e che l’uomo, per quanto faccia, non riuscirà mai a cambiarlo”.
“Hai colpito nel segno, infatti, bisogna credere che una volta defunti non ci sia più bisogno di penare e si vada dritti in Paradiso!”.
“Ah si!”, esclamò Franco sorpreso, “tutti quanti, anche i delinquenti?”.
“E bravo te!”, rispose sorridendo lo zio “i delinquenti, i cattivi, quelli che in vita si sono comportati male non possono attendersi un trattamento similare a quelli buoni e sono destinati a un’altra fine”.
“E allora dove li mettono?”.
“Allora, allora”, rispose lo zio impaziente, “allora vuol dire che alcuni rimarranno qua” e così dicendo indicava la vallata che da lassù dove erano situati, appariva come il fondo di un cratere.
“Mentre gli altri, come tu stesso hai visto, dopo aver salita la scala, si sistemeranno in questa regione e ci staranno per sempre”.
“Ma perché allora la gente è così cattiva?” chiese un po’ ingenuamente Franco, “non farebbe meglio ad essere buona?”.
“Perché, perché”, rispose lo zio che sembrava non apprezzare tanta ingenuità, “il perché te l’ho già detto, ma te lo ripeto, dunque vedi: il demonio gode su questa terra di una libertà operativa simile se non proprio pari a quella del Signore”.
“E allora?”, chiese Franco, “allora il fatto è che l’uomo gode anche di un immenso dono del quale spesso non sa che farsene e che è la libertà della decisione ovvero “il libero arbitrio”.
“Spiegati meglio”,
“L’uomo può indifferentemente scegliere fra due diversi modi di agire: quello del demonio, ossia delle malefatte e quello di Dio delle cose buone e a questo punto paga a seconda della scelta che ha fatto, ma c’è un terzo tipo di scelta che in assoluto é la peggiore, l’indifferenza, la presunzione di poter fare da soli, di non aver bisogno del Signore, su questo punto, credo, non c’è rimedio, non c’è speranza”.
E continuò, “La vita serve da setaccio, da screening ossia da colabrodo attraverso il quale, con i buchi abbastanza stretti, passa la crema ossia la gente per bene, per intenderci, quella buona mentre ,invece l’altra, quella più grossolana, rozza, cattiva e dura non passa, ma non è detto che in un lontano futuro non riesca a passare!”.
“E come farebbe a passare se hanno peccato?”, osò chiedere Franco al quale quest’idea dello screening non piaceva, “è semplice”, rispose lo zio, “alla prossima passata o meglio setacciata, sempre prendendo come metafora lo staccio o colino, a parità di buchi, le zolle si riducono, si assottigliano, sempre che si vogliano assottigliare ed in tal caso, armonizzandosi con gli altri, possono passare!”.
“Ma alla fine allora passano tutti!”, concluse Franco con impeto, “nemmeno qua c’è giustizia!”.
“Piano, andiamoci piano con queste affermazioni, con queste conclusioni perché vedi” e qui lo zio assunse un atteggiamento bonariamente formale, da maestro, “se fosse così avresti ragione tu ma a smentirti e rimettere le cose a posto, ci sono gli atei, gli agnostici irriducibili, i superbi, quelli che non vogliono sentire ragione, quelli che insistono con la terza scelta di vita e quelli, credimi, troveranno pane per i loro denti!”.
“Ma come”, esclamò Franco “ma allora un irriducibile è peggio a un ladro o ad un assassino?”.
“Eh si, caro mio perché vedi: il ladro, l’assassino e il delinquente possono anche aver fatto cose obbrobriose, ma in cuor loro credere il Dio, mentre l’irriducibile, il superbo, il teoretico, il così detto fariseo (rammenti la parabola dei beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli?), ossia l’anticristo, il mangia preti, quello non cambierà mai e ti assicuro che di lì non passa”.
“Ma perché non passa?”, a questo punto chiese Franco con un filo di voce.
“Non passa perché nega l’esistenza di Dio e negandola assume un atteggiamento, come dire…di superbia, di autonomia, l’atteggiamento di uno che vuole fare tutto da se ed anche se ne vanta !”.
“Insomma un superbo”, concluse.
“Non riconosce sopra di lui nessuno, nemmeno Dio” , “Nemmeno quello indispensabile a salvarlo dall’Inferno, salvo poi, quando le cose vanno male, maledirlo e imputare a Lui la colpa!”, concluse e la voce che prima era severa ora era decisamente triste!
“Va bene, va bene”, si affrettò a concludere Franco che cominciava a temere ben altre reazioni, “ho capito e mi guarderò bene dall’assumere questo atteggiamento”.
“E farai bene”, concluse lo zio con voce tranquilla, “perché l’indifferenza e peggio ancora l’irriconoscenza e la negazione a priori della potenza di Dio è il peggior peccato che l’uomo possa commettere ed ha un nome”, e rivolgendosi a Franco che era rimasto indietro, “si chiama Peccato Originale, che poi è origine di tutte le disgrazie”.
“Si, si lo so”, si affrettò a dire Franco per far intendere che era interessato, che non si era allontanato per mancanza di interesse o per maleducazione, ma semplicemente perché gli era sembrato più giusto.
“lo credo bene”, aggiunse, “anch’io, quando sento uno scettico, mi adombro, mi c’incavolo e cerco sempre di farlo ragionare, il più delle volte senza risultato”.
“Lo credo”, rispose con aria pensierosa lo zio, “perché lo scettico, come tu dici, il pignolo, il teorico, il pragmatico che a tutti i costi antepone prima di tutto se stesso alla ragione e tutto pensa di spiegare con le leggi della materia, ossia la fisica, la chimica, l’astronomia, la matematica e non accetta o meglio si rifiuta, per non dire che si oppone, ad ammette nemmeno l’esistenza di un altro mondo oltre al nostro per il solo fatto che non lo vede, naviga su un brutto piano”.
E dopo un attimo di riflessione aggiunse, “brutto assai”.
“Però”, aggiunse poi con studiata lentezza, “c’è sempre un però”.
“Quale, zio?”, domandò Franco con attenzione.
“C’è sempre la storia di san Tommaso, no?”.
“San Tommaso e che centra?”.
“Centra, centra perché vedi, anche lui era di quelli che se non vedono non credono, ecc. eppure… si salvò, anzi!”.
“Già, è vero”, ammise Franco al quale in quel momento era tornata in mente la storia di San Tommaso e il dito nel costato, “va bene e allora, che significa tutto questo?”.
“Significa che siccome la misericordia di Dio è infinita, tutto è possibile, anche la salvezza di uno tipo San Tommaso”.
“La vera ragione é che anche gli scettici possono essere persone perbene e così pure gli atei, gli agnostici e i pagani, ma soprattutto quelli che magari non sono cristiani; non per colpa loro, ma per nascita e per tradizione e se si sono comportati bene saranno ammessi al primo cielo, ossia qua, e poi a tempo debito anche al secondo”.
“Rammenta poi tutti coloro che sono fedeli agli “anti”.
“Antispirituale, antimorale, antietico, antiragionevole, antitutto, quindi ribelle e conforme alle tendenze materialistiche del tempo”.
“Costui può anche sperare di essere ammesso o anche solo considerato dal Signore, magari anche più di coloro che passano per persone benpensanti, serie, concrete, rigorose, religiose e ortodosse e chi più ne ha più ne metta, le quali però, pur non andando dietro alla corrente, magari inconsapevolmente vanno contro Dio, salvo una!”.
“Quale, zio?”.
“L’antimateria!”.
“L’antimateria?”, esclamò Franco con espressione di meraviglia, “quale antimateria?”, chiese, “ forse quella cosa della quale in questi ultimi tempi hanno molto parlato sui giornali e che fa parte dell’antimondo, quindi dell’antiuomo e poi anti … Dio?”.
“E chi lo sa?”, rispose mimando la domanda zio, “a me sembra che tu corra troppo e in fondo tutti questi discorsi non fanno altro che avvicinarti al peccato originale mentre tu…”, e gli puntò contro il dito, “devi rimanerne fuori!”.
“Si zio, si affrettò a rispondere Franco che in queste cose o meglio nelle conseguenze di queste cose, ci credeva, “ma l’idea dell’antimateria è interessante perché sai, se fosse così, ossia se essa rappresentasse proprio il trascendete, allora gli scienziati sarebbero molto vicini alla verità”.
“Lascia perdere, lascia perdere con queste stupidaggini e ricorda che il mondo di quassù, il trascendente, non è da nessuna parte ma é da per tutto e se proprio lo vuoi cercare lo troverai principalmente nel tuo cuore!” e con queste parole, lo zio sembrò estraniarsi.
Infatti tacque.
“Nel mio cuore?”, rispose Franco che non voleva recedere, “che vorrebbe dire?”.
Ma lo zio non volle rispondere.
Dopo un bel pezzo e solo quando imboccarono una via traversa, ecco che lo zio riprese a parlare.
“Vedi Franco”, disse con tono pacato e calmo, “il fatto è che se al mondo tutti ragionassero col cuore si starebbe come in Paradiso”
“Si, si “, rispose Franco sebbene ancora molto incerto, “ne convengo”.
“Allora vedi bene che se il Paradiso fosse in Terra non vi sarebbe bisogno più di noi”.
“Scusa zio” disse Franco con voce incerta, “ma perché dici qua e proprio a me?”, chiese Franco col tono vagamente spaventato.
“Lo dico te per dirlo ad uno qualsiasi, ma in effetti è nel cuore di tutti che risiede il Paradiso e fino a che non gli sarà dato collegialmente spazio, ovvero sarete tutti più buoni, ebbene il Paradiso dovrete andarvelo a cercare in cielo!”.
“Quindi siete in attesa di tornare sulla Terra?”, chiese ingenuamente Franco.
“Si, si può darsi, ma il Paradiso, come vedi, al momento è fuori della sfera delle vostre possibilità terrestri quindi dei vostri sensi”.
“Ma allora”, continuò a chiedere Franco che da quest’argomento si sentiva attratto, “ne siete contrariati?”.
A questa insolita domanda, lo zio si fermò di botto e lo guardò intensamente, poi proruppe,” Ragazzo, ragazzo, tu vuoi sapere troppo e troppo in fretta, sappi comunque che ebbene si, siamo LEGGERMENTE contrariati” e calcò la voce sulla penultima parola, “contrariati per il fatto che l’Umanità tutta non si decide a convertirsi e a farla finita con la cattiveria” e detto questo, tacque.
“Ahi, ahi”, pensò Franco che in queste cose ci credeva e voleva star tranquillo, “forse ho fatto male a provocarlo, era meglio se stavo zitto”.
“Non ti preoccupare, “riprese lo zio quasi gli avesse letto nella mente, “le tue sono domande lecite, domande di uno che si preoccupa di far bene le cose e non sei certo tu a generare rancore, ma gli altri, quelli che se la prendono comoda e fanno come se nulla fosse, quelli si che fanno incavolare!”.
Si meravigliò Franco e non poco, del modo poco urbano dell’espressione.
Lo riteneva un santo, un gran signore e mai si sarebbe aspettato di sentirlo parlare così grossolanamente, quindi non disse nulla, non rispose ma si ritrasse.
Non che andasse molto lontano, s’intende, che non gli conveniva, ma solo un po’ più distante.
Lo zio se ne accorse e “Che ti succede Franco?”, lo interpellò soavemente.
“Succede, succede”, disse Franco strascicando le parole quasi ad allungare il tempo che di solito si concede alla risposta, “succede che credevo che quassù fossero tutti santi mentre invece…”
“Tutti santi?”, “certo che siamo tutti santi ma che credi, che santo voglia dir coglione?” e mise veemenza nelle sue parole tanto da far voltare Franco sulla destra dove appunto se ne stava lo zio, “e poi rammenta che troppo buoni non vuol dir coglioni e così sia!”.
A questa reazione piuttosto violenta, Franco stette zitto e non rispose, ma continuò a camminare a capo chino.
Il cielo intanto si era fatto nero, l’atmosfera cupa e burrascosa e Franco, leggermente preoccupato, “O zio, che deve venire un temporale?”.
Lo sguardo dello zio era come quello che si usa quando si guarda un animale, un insetto e disse: “proprio tu mi dici questo, tu che vieni dalla marina e che dovresti sapere che al tempo non si comanda!”.
“Si, lo so zio”, si affrettò a rispondere Franco al quale premeva non irritarlo, “ma ti sei dimenticato di aggiungere che anche alle “donne non si comanda!”.
Silenzio!
E poi timidamente, “Sai com’è, non è zona mia e questo cielo qua non lo conosco”
“Va là, va là”, interloquì lo zio con fare furbesco, “lo so bene cosa intendi, comunque sappi che quassù tutto quello che avviene è falso, fasullo, virtuale e non ci sono veri pericoli perché vedi il vero pericolo è laggiù, sulla Terra, quella da dove vieni e dove muore e soffre tanta gente!” e detto questo si chetò.
Rimase meravigliato Franco e dal senso della risposta e, per la prima volta da che era lì, dalla possibilità che gli si offriva di scoprire modi di vivere fin’ora impensabili ”Ma allora tutto quel nero che mi rammenta l’approssimarsi di un temporale è falso?” e poi, “…e quel rumore di tuono è stato fatto a bella posta per spaventarci?” ma poi ricordandosi chi era e guardandosi attorno, “ma spaventare chi?”, timidamente chiese.
Mentre parlava, si accorse che lo zio lo guardava con incredulo interesse. Curiosità mista a ironia.
Lo sguardo aveva un significato strano, diverso da quello paternalistico di prima, poi con fare dubbioso: “Bah, sembrerebbe proprio che vogliano spaventare qualcuno”.
“Come sarebbe a dire che vogliono spaventare qualcuno, qualcuno chi?”, esclamò Franco sempre più preoccupato.
E aggiunse, “che vuoi dire, che vogliono spaventare proprio me?”.
“Non so che dirti”, fece eco lo zio guardando oltre le sue spalle, “sembrerebbe proprio di si!”, rispose e tacque.
“Mi sembra pazzesco!”, non seppe dire altro Franco e chinata la testa continuò a camminare.
“Non te la prendere Franco vedi, in fondo ti aspettavamo perché se tu non venivi bisognava che venisse qualcun altro in quanto quassù è già da un po’ di tempo che non sta venendo più nessuno e sai com’è… siamo un po’ preoccupati!”.
“Preoccupati!”, esclamò Franco veramente scosso, “come preoccupati”, e come se si svegliasse da un torpore, “come sarebbe a dire che non viene più nessuno, ma allora la gente che muore dove va?”.
“Va, va”, fece vagamente eco lo zio, “all’inferno, ecco dove va la gente!”, fu la straordinaria rivelazione dello zio che continuò, “si perché non avendo alcuna preparazione il suo destino è quello”.
“Porca miseria!”, si lasciò scappare Franco, “ma come, allora vanno tutti all’inferno?”.
“No, no, tutti proprio no, ma una buona parte si, perché vedi nel passaggio dalla Terra al Cielo, come voi insistete ancora a chiamare il nostro regno, ossia il regno dei vivi, la gente si dimentica che é morta e pretende di trascinarsi dietro il corpo e tutto il resto, sai … quella roba che serviva laggiù per stare meglio”.
“Ma cosa dici zio?”, esclamò Franco, “vuoi farmi intendere che chi muore si porta dietro oltre al corpo, i soldi, gli abiti, la casa e magari anche l’automobile?”.
“Vorrebbe, vorrebbe ho detto, ma non può farlo e allora rimane sulla Terra e con questo intendo dire, all’inferno, il più a lungo possibile”.
“All’inferno?” esclamò Franco che cominciava a non capire più niente, “ma allora l’inferno secondo te è laggiù sulla Terra?”.
“Certo che è così”, disse lo zio e la sua espressione era seria, “tanto è vero che la gente si arrabatta e s’industria per migliorare il proprio stato, s’intende esclusivamente materiale, senza badare o peggio contrastando gli altri, i molti, anzi moltissimi, che non ci riescono o non vogliono…. e per loro è un vero inferno”.
“Comprendo cosa vuoi dire”, disse pensoso Franco, “so a cosa alludi e me ne vergogno assai, ma allora dimmi, chi muore resta laggiù?”.
“Si, resta laggiù, nel senso che dalla Terra non se ne può staccare senza però, naturalmente, poter comunicare con i vivi”, e dopo una breve pausa soggiunse, “più inferno di così si muore, no?” , poi si volse verso Franco e sorrise.
Sembrava divertito lo zio del gioco di parole, ma non era così per il suo interlocutore che fece la fatidica domanda: “ma allora dove sono tutti quei morti che tu dici che vanno all’inferno? Io in giro non vedo nessuno”.
“Lo credo bene”, rispose lo zio, “sono lì, intorno a voi e vi guardano e tentano di parlare, ma senza, ripeto, senza poter comunicare salvo casi sporadici che poi ti dirò”.
“Ma c’è speranza di poterli vedere?”, chiese timidamente Franco, “si, se tu potessi metterli opportunamente a fuoco”fu la risposta dello zio.
“Il fatto è che per voi umani, che non riuscite salvo, ripeto, casi sporadici a sintonizzarvi sulla loro frequenza, risultano sfuocati, nebulosi, fuori fase e perciò li confondete con altri oggetti, forme di vita, paesaggi e non riuscite a riconoscerli né a prestargli ascolto”.
E poi di seguito: “ma tornando a bomba, mi chiedevi perché ti stavamo aspettando? Ebbene sia, te lo voglio proprio dire”.
Riprese fiato e poi, “vedi Franco, quassù non ci viene più nessuno perché a tutti indistintamente questo posto fa paura, in sostanza, il morire fa paura e la paura da dove credi che provenga?”, fece una pausa ad effetto, ma visto che da Franco non veniva la benché minima reazione, continuò: ”viene dalla scarsa conoscenza del luogo ossia della sua dimensione innaturale, (innaturale per voi naturalmente!) che si pensa di andare ad occupare dopo la morte”.
Altra pausa e poi di nuovo: “mentre se invece si sapesse, ma i preti ve lo vanno dicendo da ben 2000 anni, che qua, in questa nuova dimensione si sta bene, tutti ci verrebbero!”.
“Ma come è fatta questa dimensione?”, chiese timidamente Franco.
E l’altro, “Se solo si sapesse che questa è la vera dimensione umana, ovvero la vera vita o vita vera come si preferisce, l’altra, quella terrestre la si dovrebbe abbandonare il più in fretta possibile benedicendo il giorno della dipartita ed augurandosi che arrivi presto!”.
Silenzio.
Sguardo indagatore, poi, “Tutti capirebbero l’inutilità della lotta per conquistare la ricchezza che poi serve a pagar le medicine che servono a debellare le malattie che ti consentono di campare più a lungo e sai che ti dico, forse è meglio che non lo sappiano, altrimenti sarebbe un danno, si lascerebbero morire dalla disperazione!”.
Finalmente Franco ruppe il silenzio e chiese “Ma allora è giusto occuparsi della Terra, della nostra vita terrena o é meglio morire subito come fanno alle volte i bambini nelle così dette morti bianche e non pensarci più?”.
“No, no, Franco”, rispose lo zio scuotendo la testa, “sei fuori del seminato perché vedi. E credo di avertelo già detto, che il ciclo vitale della vita terrena va rispettato o meglio la prova o selezione va superata, altrimenti” e qui fece una pausa intimidatoria,” sarebbe troppo comodo e non si saprebbe mai chi è buono e chi cattivo e quassù ci verrebbero tutti quanti”.
E concluse: “Col risultato che chi andrebbe a colonizzare gli altri universi non sarebbe idoneo!”.
“Mamma mia!”, gridò letteralmente Franco, “ma allora siamo come un esercito di astronauti scelti per essere inviati in un altro mondo?”.
“Si, è proprio così ma non di un mondo si tratta bensì di una altro universo, ma vedi..” e qui la voce gli si fece flebile.
Lo guardò intensamente e con uno sguardo insieme serio e triste disse, “gli universi sono tanti anzi, tantissimi e di gente ce ne vuole assai, … hai capito ora?”.
Aveva capito benissimo Franco e all’idea ne era rimasto persino inorridito, ma si contenne.
In fondo non era affar suo e chissà poi in quale miliardesimo d’anno sarebbe avvenuta questa migrazione!
Poi pensò, “A me non tocca di sicuro!”.
Ma pareva che lo zio gli avesse letto nel pensiero perché disse, “No bello mio ti tocca, ti tocca e come!”.
“Come mi tocca?”, esclamò Franco risentito, “ma se siamo lontani mille e mille anni luce dall’evento!” e sorrise divertito di aver scoperto il trucco, ma non fece in tempo ad increspar le labbra che lo zio gliele fece subito spianare con questa agghiacciante rivelazione: ”Embé e chi l’ha detto che abbiamo fretta, noi quassù di tempo ne abbiamo in abbondanza, ce n’è a iosa e poi per noi il Tempo non conta!”.
“Non conta!”, esclamò angosciato Franco retrocedendo come si fa quando una cosa non è chiara, “quindi siete tutti qui in attesa di partire da un momento all’altro?”.
“Esatto, praticamente è così” e facendo le viste di pensarci, di titubare, aggiunse “Si, è proprio così che deve andare però di tanto in tanto, mentre aspettiamo, vi si viene a fare una visitina!” e rise allegramente.
“Una visitina” trovò la forza di mormorare Franco, “che visitina?”.
“Quella che vi facciamo quando ci evocate con le preghiere o con lo spiritismo e poi ne rimanete spaventati quasi fossimo orchi e invece siamo noi che ci annoiamo e vogliamo ingannare il tempo” e rise ma il riso questa volta era amaro.
A sentir queste parole a Franco si contrassero i nevi, gli si piegarono le spalle, ma trovò lo stesso la forza di chiedere: “e quando si chiama, ma nessuno risponde che cosa vuole dire?” e attese la risposta.
“Vuole dire che é già partito, no?” e leggendogli in faccia lo stupore, lo sgomento, lo zio di nuovo rise.
“Non te la prendere Franco, sappi che l’andare a colonizzare altre sfere non vuol dire subire una punizione, anzi che in fondo è una sorpresa, una gioia ed una meraviglia perché ogni qual volta ci si trasferisce da un universo all’altro e per far questo credimi ci vogliono degli anni per non dire secoli o millenni dei vostri, ripeto, ogni qual volta che si effettua un passaggio ci si perfeziona ad un punto tale che alla fine si arriva se non proprio ad esser puri, il che sarebbe impossibile, ma almeno vicinissimi alla dimensione divina che, credimi, è il massimo dei massimi” e quasi spazientito, concluse, “chiaro adesso?”.
“Chiaro, chiaro”, mormorò Franco con voce flebile, “dunque anche tu un giorno partirai e allora?”.
“Un giorno, partirai e allora”, rispose lo zio facendogli il verso, ”Queste sono tutte parole vane, perché noi siamo qui per questo” .
Dopo una breve pausa, “ed è come quando ti dovevi imbarcare, (vedi perché si dice che partire è un po’ come morire) e ti sembrava di morire e invece sulla nave poi ci stavi bene e magari non volevi più sbarcare e venirne via, così avviene per me e per tutti noi che, credimi, siamo esattamente come te” e sorrise.
Guardandolo più attentamente Franco, si accorse che più che un sorriso quello che vedeva era un ghigno!

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Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Lun Mar 28, 2016 7:47 pm    Oggetto: Adv






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