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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Capitolo 20 "Il tempo delle anime" di FrancoMasini
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franco123








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MessaggioInviato: Mar Giu 28, 2016 5:30 pm    Oggetto:  Capitolo 20 "Il tempo delle anime" di FrancoMasini
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20)- Punto di non ritorno.

Però questa volta qualche cosa non doveva aver funzionato a dovere perché non fece nemmeno in tempo ad infilare il piede nell’apertura del terreno che rimase a mezz’aria.
Una gamba di qua ed una di la, hai lati del tubo.
Si trovava nella strana posizione detta del “ballerino”, ossia a gambe divaricate, ma freddo, non spaventato, ma immobile e perplesso ad attendere che qualche cosa succedesse.
Cercando di capire.
Aspettare che la cosa si risolvesse da sola oppure che potesse trovarvi rimedio. “Alle volte basta resettare, (dal verbo inglese to reset che significa ripristinare)”, si disse, “in tantissimi casi ha funzionato o alla peggio, spengo tutto e ricomincio da capo, anche questo è un buon metodo, non trovi?” e rise.
Parlava fra se e se, Franco, ma intanto il tempo passava e cominciava a far freddo.
Il tunnel non era proprio quello che si definisce un luogo ameno.
Era lugubre, buio, non troppo largo, né stretto ma freddo, umido e vagamente minaccioso.
Non si vedeva uno spiraglio, una sfera di luce, niente.
Solo in alto brillava come Luna piena la fioca luminosità della bocca di partenza e più giù, in fondo, a chilometri o metri di distanza (dipende da come lo si osserva!), il vago chiarore dell’arrivo, della sua stanza.
Optò per la risalita che gli pareva più a portata di mano e cominciò ad andare.
Non ad arrampicarsi, come si potrebbe comunemente credere, bensì a scendere.
Si perché per Franco fu sufficiente girarsi all’insù per far si che quella che era stata una salita diventasse discesa e per di più facilmente percorribile.
Ma come faceva a saperlo?
Aveva fatto il semplice ragionamento che partiva dalla presunzione di considerare un non senso parlare della nostra o della vostra destinazione riferita a due mondi che essendo separati da un certo spazio, fluttuano spiraleggiando nel vuoto siderale.
Il salire o lo scendere da un mondo siffatto non é altro che questione d’intesa, di teoria, demagogia, forma, convenzione, lana caprina o formalismo e il non tenerne conto è meglio e non complica le cose!
Vagando nel vuoto dello spazio e ruotando, come in effetti fanno l’uno attorno all’altro i due mondi in questione, si scambiano alternativamente l’alto col basso e viceversa, col risultato che, relativamente l’uno all’altro, chi può dire chi predomina e chi invece deve sottostare?
Sotto o sopra a che cosa?
Nello specifico, gli bastò pensare che il primo potesse essere il secondo e viceversa per cambiar le cose e trasformare quella che prima gli era apparsa come una salita, in discesa.
Per risparmiare le forze, scendeva Franco arrampicandosi e non tanto per dire, ma per assecondar la verità, con pertinacia e rigore scientifico tanto che, piano, piano, riemerse dal grigiore del condotto.
Nel frattempo era calata la sera e quando finalmente uscì dal tubo, non seppe subito orientarsi, non seppe dire dove si trovasse per cui si sedette per terra ad aspettare.
Aspettare che uscissero le sue amiche stelle le quali avrebbero rivelato, a lui che ben ne conosceva le figure mitologiche che rappresentano nell’immaginario collettivo sia degli astronomi che dei naviganti, la sua posizione.
“Quelle almeno le riconosco” disse ad alta voce, “da quando, in mare, si veniva colti dalla disperazione!”.
Ma quelle stelle purtroppo, non le riconosceva!
Non gli erano familiari come le sue stelle e da qui già si capiva in che razza di mondo si trovasse!
“Completamente diverse dalle mie”, si diceva, mentre seduto sull’erba di un poggio, scrutava il cielo cercando, col noto metodo degli allineamenti, di riconoscere la forma delle costellazioni.
“Niente, nemmeno una”, pensò e divenne triste.
Lo rattristava il trovarle casuali, incognite mentre nel cielo di casa sua, riconosceva le figure che aveva studiate a scuola e gli erano famigliari.
“Beetnash, Alfa del Carro od Orsa Maggiore; poi Mizar che è doppia con Alcor, il Cavaliere che serve a dare la misura della propria vista perché se la vedi hai per lo meno 10/10 altrimenti niente; poi c’è Alioth e le ultime Dubhe e Merak “.
“Non c’è tempo per guardar le stelle”, si disse e balzò in piedi.
Aveva fretta, ora; fretta di ritrovare la via di casa perché un grave dubbio si era insinuato nella sua mente: quello di essere sbucato in un sistema solare che non era il suo…!.
Spirava una leggera brezza.
Brezza che gli scompigliava i capelli e gli alitava sul viso.
Dal bagliore lontano che riusciva a vedere solo col metodo della visione laterale (è noto che, per vedere una cosa vagamente luminosa, la si guarda di lato e non di fronte), comprese che doveva trattarsi di un grosso agglomerato, forse una città e vi si diresse.
Saranno state le due, quando giunse ai piedi di una collina.
Da certi segno comprese che era la stessa dalla quale aveva avvistato per la prima volta il bagliore.
“Aveva girato intorno!”.
Preso dallo sconcerto, si fermò, tese le orecchie e percepito uno strano rumore, rimase in silenzio ad ascoltare.
Ascoltò a lungo, assorto nel tentativo di comprenderne la ragione.
Si sentiva a disagio.
Lugubri pensieri gli affollavano la mente.
L’idea di essere finito in un altro mondo pian, piano lo prendeva alla gola e gli faceva accapponar la pelle.
Il rumore , questa volta vicino, lo riportò allo stato presente.
“Che sarà?”, si chiese e all’improvviso sentì una mano afferrargli il polso.
Istintivamente gridò e non perché avesse avuto paura (rammento che in quel mondo la paura è bandita) ma solo per reazione, per difesa e quel grido indubbiamente fece effetto perché la mano o quella che sembrava tale, mollò la presa.
E allora vide.
Vide un’ombra che dove doveva essere la testa, mostrava uno sguardo freddo e glaciale.
Cattivo, maligno, irridente e che lo fissava, poi notò che l’ombra era munita di cappuccio e finalmente capì a chi doveva appartenere.
“Tu sei la mia anima che cerca di ghermirmi”, disse e attese la risposta,
che non tardò a venire.
”Hai indovinato, sono proprio io, la tua animaccia nera e ti dirò che se ti lasciavi prendere eri fritto perché come qui sei venuto, qui restavi!”.
“Va bene, va bene”, rispose Franco affatto impressionato, “ora che so chi sei dimmi perché sei già qua? Che cosa aspetti?”.
“Aspetto te, aspetto”, rispose la voce con tono aspro e ghignante, “e prima o poi ci caschi e allora vedrai come sarà difficile ripartire!”.
Rise Franco, rise di cuore a sentir proferire quelle minacce, ma rispose: “va bene, quando sarà il momento verrò, stai tranquilla ma non ora, che per me è troppo presto”.
“Troppo presto?”, rispose l’altra, “come troppo presto, non vedi che sei già qua? Non te ne sei accorto?”.
“No, bella mia anima, io quassù non ci sono per davvero, mentre invece sei tu che ci devi stare e non io perché vedi, per me non è ancora giunto il momento” e di nuovo rise spavaldamente.
“Ridi, ridi, deficiente che non sei altro perché non ti sei accorto che ormai sei qua, per sempre”.
A sentir quelle parole, Franco, si chetò e rimase di stucco, poi pensò, “Dio mio e se avesse ragione?”.
Ma poi, “No, non può essere, io sono ancora vivo e vegeto e posso tornare a casa quando voglio” e il suo più che un pensiero fu un grido, un grido di sfida.
“Vedrai, vedrai!”, continuava intanto quello con un tono di sadico piacere, “vedrai quando te ne renderai conto come ti sentirai“ e dicendo questo ridacchiava tutto contento.
“O te infelice, ma che gusto ci provi a farmi questi discorsi?”, chiese lamentosamente Franco.
“Nessun gusto, credimi però la verità è questa e ti ci devi adattare”.
“Va bene quando sarà il momento mi ci adatterò ma intanto dimmi: che città o luogo è quello che vedo brillare laggiù in lontananza?”.
“Nessuna città caro il mio bimbo quella che tu vedi laggiù e che credi sia una città altro non è che la nebulosa finale, quella della fine del mondo!”.
“La fine del mondo?”, chiese Franco smarrito, “ma che fine?”.
“La fine, la fine”, canticchiava l’altro ripetendo le parole come in un ritornello e sembrava divertirsi un mondo.
Poi sempre più indispettito, “Lo vedrai da te quando le sarai arrivato vicino, si, perché se ti lascio andare è solo per questo, così poi me lo saprai raccontare” e detto questo sparì.
“Chissà cosa voleva dire”, pensò Franco sorpreso e da prima lentamente, poi sempre più svelto, riprese il cammino in quella direzione.
Mano a mano che si avvicinava, il bagliore si faceva sempre più intenso.
Si badi bene, non una luce distinta e ben precisa ma indefinita, diafana, luminescente che però, più che vedere, lasciava indovinare un’immensa ventola a 4 braccia uncinate delle quali però Franco in quel momento, vedeva solo la metà superiore.
Camminò ancora poi, all’improvviso la vid.
In tutta la sua interezza.
Luminosa, radiosa, maestosa, immensa e a modo suo, anche elegante e festosa. Ne rimase talmente abbagliato che rimase a naso in su per parecchio tempo, poi fece ancora un passo avanti, ma si fermò di botto, col cuore in gola, perché aveva trovato il…. vuoto!
Lo stomaco gli si contrasse,
Provò un conato.
Comprese che si era fermato giusto in tempo e proprio sull’orlo di un precipizio del quale non si vedeva la fine.
Aveva fatto un balzo indietro, ma poi, ripreso coraggio, si mosse e cautamente raggiunse l’orlo del prato dal quale, si rese conto, che da lì in avanti non c’era più niente.
Niente é un eufemismo, un modo di dire perché in realtà qualche cosa si vedeva ma una cosa così agghiacciante da mettere i brividi alla schiena.
Troneggiante nel mezzo della voragine nera dell’Universo, enorme, tanto da occupare quasi tutto lo spazio sovrastante, tanto luminosa da abbagliare lo sguardo ma al tempo stesso diafana, delicatamente eterea, vaporosa perché fatta di gas interstellare e miliardi di stelle, c’era la nebulosa del traguardo, quella alla quale tutti anelavano arrivare.
Era così immensa che non se poteva osservare l’insieme, ma solo a parti e più che scorrere una ad una le spirali, non si poteva.
Osservandola meglio, notò che aveva il centro di un bianco abbacinante e per il resto, tutt’attorno, era contornata dal buio del niente.
“La nebulosa, la nebulosa di Andromeda”, gridò franco, “quella della nuova vita!” e si mise a gridare, a ballare, saltellando come un pazzo sul prato vicinissimo al baratro che oramai non gli metteva più paura!
Poi si calmò e si concentrò ad osservare una spirale di quello che sembrava fumo, che sembrava salire verso l’alto.
Verso la nebula.
“Dio mio”, mormorò Franco angosciato, “sono le nostre anime che salgono verso l’altro Mondo” , “quelle che ce l’hanno fatta!”
Per l’emozione, cadde in ginocchio, giunse le mani e spontaneamente dalla bocca gli uscì una preghiera. “ave Maria, gratia plena, benedicta sii mulieribus et benedictus filius tuius Jesus ….” e continuando poi in italiano, lingua che conosceva meglio, “….fra le donne e benedetto il frutto del seno tuo Gesù” e mentre così pregava gli sgorgavano dagli occhi calde lacrime di gioia, di una gioia immensa come mai aveva provato prima in vita sua!
“Beati loro che sono partiti!”, gridava, singhiozzando e mentre parlava, balbettava, “ed io, quando partirò?”.
Poi si volse e a capo chino ripercorse i propri passi e si allontanò dalla scena.
“Che sarà di me?”, mormorò, “ormai sono partiti tutti: papà, Nonna, nonno, Zio, le zie tutte e poi gli amici, i marinai, gli alpini, tutti, beati loro che ce l’hanno fatta, ed io?” e pianse di nuovo ma questa volta mestamente, silenziosamente, più di nostalgia e di rimpianto che di vero dolore o meglio di un dolore nuovo, più dolce, romantico, penoso ma anche bello.
“Miao!”.
Si volse: era il suo gatto che zitto, zitto , la coda ritta in segno di riconoscimento, l’aveva seguito su per il tubo ed ora era lì vicino a lui, a rammentargli che laggiù, sulla Terra, lo stavano aspettando!

. - FINE –
Finito di scrivere il 28 agosto 2003-08-28
Franco Masini, autore.

_________________
Nel disperato bisogno di espandere la sua poersonalità, Franco Masini scrive per condividere i suoi ricordi, i sogni, le speranze con altri che non siano solo banali ripetitori di luighi comuni....!
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MessaggioInviato: Mar Giu 28, 2016 5:30 pm    Oggetto: Adv






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