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Sito Letterario & Laboratorio di Scrittura Creativa di Monia Di Biagio.

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Gio Set 01, 2005 9:51 pm    Oggetto:  
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:arrow: Qui invece c'è quello che vi dicevo poc'ani dell'Erper Simplex:
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:arrow: Mentre qui di seguito copio ed incollo altre informazioni sull'HIV che potrebbero esserci utili per Luca.

Come fa qualcuno a prendere l'infezione HIV?

L'infezione HIV si trasmette attraverso il sangue e i liquidi corporali (soprattutto lo sperma, le secrezioni vaginali e il latte materno) degli individui infetti. Esso si può trasmettere mediante:

Contatto sessuale (soprattutto rapporti sessuali vaginali o anali). La trasmissione mediante sesso orale può succedere, ma il rischio è molto più basso.
Sangue e altri fluidi corporali, per mezzo di:
Scambio di siringhe, droghe e gli arnesi della droga
Ricevendo trasfusioni di sangue infetto o prodotti di sangue e/o trapianti di organi infetti
Usando strumento di foratura della pelle contaminati (aghi, siringhe, lamette da barba, aghi per tatuaggi, o strumenti di circoncisione)
Dopo una ferita causata da aghi contaminati o altri oggetti acuminati
Dopo aver ricevuto uno schizzo di sangue infetto o di liquidi corporali sulle membrane mucose (come gli occhi)
Metodi perinatali (passati da madre a neonato durante la gravidanza, parto o allattamento al seno)
Alcuni individui potrebbero non presentare sintomi e non sapere di esseri infetti dall'HIV. Tuttavia essi possono ancora trasmettere il virus agli altri. Non si può dire se una persona è infetta dall'HIV solo guardandola. Tuttavia, una persona non può acquisire l'HIV tramite:

Contatto sociale ordinario
Scambio di vestiti
Sfioramento
Scambio di cibo, di pietanze o di utensili per mangiare
Bacio e abbraccio
Strette di mano
Sedili del water
Punture di insetti
Lacrime
Saliva
Sudore
Vivere o lavorare con una persona infetta dall'HIV

Quali sono i fattori di rischio dell'infezione HIV?

Alcuni comportamenti pongono le persone a rischio di HIV. Le persone non sono a rischio semplicemente grazie a quello che sono. I fattori primari di rischio di HIV includono:

Intraprendere sesso rischioso
Fare sesso con più di un partner o con un partner che ha o ha avuto più di un partner o che fa uso o ha usato droghe
Scambio di siringhe, droghe e arnesi per la droga
Ricevere una trasfusione o una terapia di sangue o prodotti di sangue
Farsi fare un tatuaggio o un foro nella pelle
Avere un lavoro (ad esempio un dipendente di un istituto sanitario) che espone una persona al sangue o ad altri liquidi corporali
Anche avere una Malattia Sessualmente Trasmissibile incrementa il rischio di trasmettere o acquisire l'HIV.

Come potete evitare di prendere l'infezione HIV?

La probabilità di essere infettati dall'HIV può essere ridotta evitando comportamenti ad alto rischio. L'astinenza è l'unica maniera di evitare l'acquisizione dell'HIV attraverso l'atto sessuale. Il rischio di infezione dall'HIV facendo sesso è basso se avete una relazione monogama a lungo periodo con una persona non infetta. La migliore maniera di prevenire l'HIV è astenersi da pratiche sessuali malsicure e dalle droghe.

Per ridurre i rischi:

Usate profilattici di lattice o di poliuretano durante i rapporti sessuali
Limitate il numero di partner di sesso
Evitate di scambiare le siringhe, droghe e arnesi per la droga
Evitate di fare sesso con partner che hanno comportamenti rischiosi
Evitate di usare strumenti di foratura della pelle che non sono stati disinfettati
I lavoratori presso strutture sanitarie dovrebbero seguire sempre delle precauzioni ordinarie
Ricordate: non potete dire se qualcuno è infetto dall'HIV soltanto guardandolo.

Quali sono i sintomi dell'infezione HIV e dell'AIDS?

Le persone infette dall'infezione HIV potrebbero non presentare nessun sintomo. Ci vogliono 10 anni o più tra l'infezione HIV e la diagnosi dell'AIDS. Ora, con i progressi nella terapia, questo ritardo di tempo può essere prolungato. Una volta che i sintomi iniziano a svilupparsi, essi possono includere:

Un inspiegabile perdita di peso che dura almeno un mese
Diarrea per diverse settimane o di più
Uno strato bianco sulla lingua
Ghiandole allargate o infiammate nel collo, nelle ascelle e/o in altre parti del corpo
Una tosse che persiste per più di un mese
Febbre persistente e/o sudore nella notte
Infezioni vaginali persistenti
Poiché questi sintomi possono essere causati da altre malattie, un esame deve essere eseguito per confermare la presenza dell'HIV.

Può un'infezione di HIV portare ad altri problemi di salute?

L'HIV indebolisce il sistema immunitario rendendo una persona infetta dall'HIV sensibile a molte infezioni che il corpo è normalmente capace di contrastare. Queste sono spesso referenziate come infezioni opportunistiche o malattie che definiscono l'AIDS. Molte condizioni possono essere particolarmente severe, difficili da curare, e ricorrenti in individui con l'infezione HIV.

Come viene diagnosticata l'infezione HIV?

Vi sono esami del sangue per determinare se una persona è infettata dall'HIV. La diagnosi dell'infezione HIV viene eseguita dalla scoperta di anticorpi all'HIV su uno stesso campione di sangue con due esami differenti, con il secondo esame che permette di confermare il primo. Poiché questi esami cercano gli anticorpi invece del virus attuale, è possibile che durante il tempo tra quando l'infezione accade e quando i livelli di anticorpi sono alti abbastanza per essere rilevati, un esame dell'HIV sarà negativo persino se la persona è attualmente infetta dall'HIV. Questo intervallo di tempo utile varia da persona a persona. Quindi le persone che pensano di poter essere infette devono aspettare 2-6 mesi dalla loro ultima esposizione possibile prima di essere esaminati.

Vi sono altri esami del sangue che possono cercare la presenza attuale e la quantità di virus nel sangue. Tuttavia questi esami sono molto costosi e vengono usati soprattutto in decisioni terapeutiche per persone che si sa essere già state infettate dall'HIV.

C'è una terapia o una cura per l'infezione HIV o per l'AIDS?

Al momento non vi sono cure per l'infezione HIV e per l'AIDS. Tuttavia con l'uso combinato delle nuove droghe antivirali (nota come terapia combinata) come pure droghe per prevenire infezioni opportunistiche, molte persone con l'infezione HIV e l'AIDS hanno esteso e migliorato la qualità delle loro vite e ritardato il progredire dell'infezione HIV verso l'AIDS. Queste droghe possono causare numerosi effetti collaterali che richiedono il passaggio ad un'altra droga o il cessare l'uso di esse. Inoltre la terapia combinata richiede l'assunzione di enormi quantità di pillole su una scaletta complicata. Queste droghe sono anche molto costose e non sono disponibili a molte persone nei paesi industrializzati come pure in molte parti del mondo, dove vive la maggioranza degli individui con l'infezione HIV e l'AIDS.

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MessaggioInviato: Gio Set 01, 2005 9:51 pm    Oggetto: Adv






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Miki








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MessaggioInviato: Ven Set 02, 2005 6:13 pm    Oggetto:  
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Ragazzi... pare che tocchi me continuare, ma oggi ho avuto una mattinata a dir poco stressante.
Il marito ed io eravamo in autostrada, sulla via per un appuntamento, quando ho cominciato a sentire odore di bruciato.
"Verrá da fuori..." mi ha detto lui.
Invece pochi chilometri piú avanti il termometro é improvvisamente salito al massimo e vapore ha cominciato ad uscire dal cofano. Una paura!
Abbiamo fermato la macchina sulla corsia d'emergenza, spento il motore e ci siamo messi al riparo al di lá del guard-rail.
Col telefonino abbiamo subito contattato il soccorso, ma ci é voluta quasi un'ora prima che arrivassero e non é stato particolarmente piacevole starsene ai bordi dell'autostrada tutto quel tempo.
Un altro quarto d'ora per stabilire che era successo e alla fine ci hanno rimorchiato fino al garage.
Da lí ci siam dovuti arrangiare a tornare a casa, abbiamo perso l'appuntamento (cosa non troppo grave...siam riusciti a prenderne un altro settimana prossima) e pare che la riparazione dell'auto possa costare fino a £700!
Senza contare che é pure l'auto del lavoro per cui il marito sará a casa per una settimanetta con conseguente perdita di introiti... Insomma, una gran rottura di scatole! :evil:
Mi scuserete quindi se per oggi almeno soprassiedo. Non ho proprio la testa sulla trama al momento.
Mi metto sotto lunedí, quando i pargoli tornano a scuola.
Ma se nel frattempo qualcun altro ha qualche idea e vuole farsi avanti, si accomodi pure.
Ah! Che giornata! :roll:

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 12:29 pm    Oggetto:  
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Azz Miki!

Monia, nella lettera dici che Elisa ha smesso di prendere i farmaci inibitori.
L'ha fatto perché non si possono prendere durante una gravidanza o per una sua scelta diversa?
Lo so che qualsiasi farmaco è da evitare in caso di gravidanza, ma visto le circostanze urge questo chiarimento.
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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 2:40 pm    Oggetto:  
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Temo proprio di si Max. Ma vedo di informarmi maggiormente sull'uso dei framaci inibitori in gravidanza.

Intanto riporto:

Come già detto, circa il 20% dei neonati di madri non curate negli Stati Uniti acquisiranno l'infezioni HIV; le percentuali di trasmissione sono più alte in alcune parti del mondo.

Ci sono attualmente alcune opzioni terapeutiche (droghe antivirali) che possono ridurre fortemente l'indice di trasmissione dell'HIV dalla madre al bambino.

Ed infatti......

C'è una terapia o una cura per l'infezione HIV o per l'AIDS?

Al momento non vi sono cure per l'infezione HIV e per l'AIDS. Tuttavia con l'uso combinato delle nuove droghe antivirali (nota come terapia combinata) come pure droghe per prevenire infezioni opportunistiche, molte persone con l'infezione HIV e l'AIDS hanno esteso e migliorato la qualità delle loro vite e ritardato il progredire dell'infezione HIV verso l'AIDS. Queste droghe possono causare numerosi effetti collaterali che richiedono il passaggio ad un'altra droga o il cessare l'uso di esse. Inoltre la terapia combinata richiede l'assunzione di enormi quantità di pillole su una scaletta complicata. Queste droghe sono anche molto costose e non sono disponibili a molte persone nei paesi industrializzati come pure in molte parti del mondo, dove vive la maggioranza degli individui con l'infezione HIV e l'AIDS.

Ma senti dopo.....

Quali sono le sostanze insalubri da evitare durante la gravidanza?

Durante la gravidanza, è importante evitare alcune sostanze che potrebbero danneggiare il feto in via di sviluppo. Le donne devono consultarsi con il loro medico prima di prendere qualsiasi medicina con ricetta o senza. Le seguenti sostanze devono essere evitate:

• Bevande alcoliche
Uso di droghe
• Fumare sigarette ed altro uso di tabacco
• Raggi X
• Piombo
Comuni medicinali da banco
Altri medicinali (come quelli per le crisi, cancro e acne)

Alla luce di tutto ciò, per me questa è già una risposta. Io fossi stata in Elisa avrei fatto lo stesso, nel senso che comunque avrei smesso di assumere quelle droghe, tentando di portare avanti una gravidanza più normale possibile e rischiando quel 20% di far nascere il bambino hiv positivo, piuttosto che abortire spontaneamente o farlo nascere chissà come per l'assunzione di droghe. Questo è stato il mio personale ragionamento trasmesso sul personaggio Elisa. Ma mi informo meglio sull'uso di droghe inibitorie e gravidanza.....Magari c'è un momento in cui una donna incinta possa riprendere le cure, un altro tipo di cura. E forse è proprio questo il momento giusto per Elisa di riprenderla. Intanto dagli ospedali non si esce mai senza cura. E nello stato di Elisa, a maggior ragione, se si salva qualcosa dovrà far di certo....Tutto è vedere e sapere che? Mi informo e ve lo dico.

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 3:01 pm    Oggetto:  
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:wink: Ecco già qualcosa.

:arrow: In questa pagina ad esempio dice che anche gli "inibitori psichiatrici" tipo quelli usati per la cura della depressione debbono essere sospesi in gravidanza. Tanto che poi subentra una "sindrome da sospensione", che visto che si tratta cominque di droghe è simile all'astinenza:
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:arrow: Su questa pagina:
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In gravidanza si deve generalmente evitare l'uso di farmaci.

Gli inibitori vanno evitati. O comunque usati con molta cautela. Il loro uso non è stato ancora valutato in modo adeguato ed è generalmente sconsigliato. Il suo impiego durante l'allattamento non è invece stato studiato. In generale, gli inibitori non sono ritenuti farmaci sicuri durante la gravidanza. Il loro impiego è comunque ritenuto più sicuro nell'ultimo trimestre.

:arrow: Ed ecco invece la risposta che cercavamo:

Citazione:
I farmaci in gravidanza, effetti teratogeni, malformazioni del feto.

I farmaci sono responsabili solo del 2-3% di tutte le malformazioni congenite; la maggior parte è dovuta a cause genetiche, ambientali o sconosciute. L’effetto di un farmaco sul prodotto del concepimento è determinato non solo dalla potenza del dosaggio, ma anche dall’epoca gestazionale.

Le sostanze somministrate prima del 20° giorno dal concepimento possono agire secondo la "legge del tutto o del nulla", cioè o provocano la morte dell’embrione o non lo danneggiano affatto.

Il periodo compreso tra la 3^ e l’8^ settimana, detto dell’organogenesi, è critico per gli effetti teratogeni. In questa fase i farmaci che raggiungono l’embrione possono provocare:
Aborto (assai raramente)
Un importante difetto anatomico
Un difetto permanente di natura metabolica o funzionale che si può evidenziare in un’epoca successiva.



I farmaci somministrati dopo l’8^ settimana difficilmente hanno un effetto teratogeno, ma possono alterare le funzioni degli organi e dei tessuti fetali normalmente formati.

Nelle ore precedenti il parto, i farmaci che passano attraverso la placenta devono essere somministrati con cautela per evitare una tossicità nel neonato, il quale possiede una metabolismo epatico e renale ancora immaturo.

Il 90% delle donne gravide fa uso di farmaci. Elenchiamo qui di seguito quelli di uso più corrente:

Antimicrobici
Tra gli antimicrobici è consigliabile utilizzare la penicillina e i suoi derivati (ampicillina, amoxicillina) più o meno associati al sulbactam. Parimenti risulta essere innocuo l’uso dell’eritromicina, usata spesso nelle gravide allergiche alle penicilline.
Le cefalosporine sono spesso prese in considerazione, ma poiché gli studi nell’uomo non sono riusciti ad escludere la possibilità di danni, tali antibiotici devono essere usati solo se strettamente necessari.
Gli antibiotici chinolonici (ciprofloxacina, norfloxacina) devono essere adoperati con riserva in quanto, data l’elevata affinità per l’osso e la cartilagine, possono causare dolori articolari nel neonato.
Sono invece da evitare in gravidanza:

Tetracicline. Questi antibiotici attraversano la placenta e si depositano nei denti fetali; il periodo più a rischio va dalla 20^ alla 40^ settimana. I denti possono essere permanentemente gialli, meno resistenti alla carie e crescono con difficoltà.
Streptomicina, gentamicina, Kanamicina. Questi antibiotici attraversano la placenta e possono danneggiare il labirinto del feto.
L’aztreonam invece è discretamente tollerato.

Per quanto riguarda i disinfettanti urinari, in gravidanza è particolarmente innocua la fosfomicina, mentre i nitrofurani vanno evitati a termine di gravidanza in quanto possono causare nel feto anemia emolitica.
I sulfamidici possono provocare, se usati in prossimità del parto, ittero neonatale.
In caso di uso di qualsiasi antibatterico, è consigliabile proteggere la flora batterica intestinale (es. Symbiolact, 2 bustine al dì per 30 giorni).

Antiacidi, antimeteorici
Possono essere usati con sicurezza tutti gli antiacidi privi di bicarbonato. Parimenti possono essere usati gli antimeteorici a base di dimeticone e gli antagonisti per i recettori H2. Assolutamente controindicati sono invece gli antiulcera a base di misoprostolo che come prostaglandina può scatenare aborto e parto pretermine.

Antiemetici
Fra gli antiemetici il più sicuro è la vitamina B6 che viene spesso associato allo zenzero.
Anche se non sono stati dimostrati effetti embriotossici, la metoclopropamide deve essere usata con moderazione e solo in fase acuta. Del resto molto efficaci si sono dimostrati i transmetilanti e il glutatione.
Anche le fenotiazine sono state usate come antiemetici, con rischio insignificante per il feto.

Antistaminici, antitosse ed espettoranti
Gli antistaminici vengono spesso usati per i vomiti, le “chinetosi” e il prurito gravidorum. La meclizina è teratogena nei roditori, ma questo effetto non è stato dimostrato nell’uomo. Non avendo dati certi è consigliato utilizzare gli antistaminici nel periodo teratogeno solo se strettamente necessari.
In gravidanza possono essere utilizzati con tranquillità gli antitosse come il destrometorfano; viceversa i preparati contenenti oppiacei come la codeina possono determinare depressione respiratoria del neonato, specie se utilizzati in prossimità del parto.
Gli espettoranti a base di acetilcisteina e ambroxolo sono molto ben tollerati.
Per quanto riguarda i decongestionanti nasali a base di efedrina, nafazolina, imidazolina, ecc., vanno usati con moderazione e per brevi periodi.

Tranquillanti
Il diazepam e i suoi derivati sono gli ansiolitici e gli ipnotici più frequentemente utilizzati. Dati recenti dimostrano che non esiste un’aumentata incidenza di anomalie fetali con il loro uso. Quando questi farmaci sono somministrati alla fine della gravidanza, sono stati osservati nei neonati depressione, irritabilità, tremori ed iperreflessia. Non ci sono dati conclusivi sull’associazione di antidepressivi triciclici e malformazioni congenite.

Analgesici
I salicilati possono provocare nel feto un’ittero nucleare. L’aspirina e tutti i FANS presi in dosi massive e per lunghi periodi possono ritardare l’inizio del travaglio e la chiusura del dotto di Botallo; parimenti possono provocare una diatesi emorragica nella madre durante e dopo il parto. Per quanto sopra esposto, i FANS devono essere adoperati per brevissimi periodi di tempo.
Il paracetamolo è l’analgesico ed antipiretico di scelta in gravidanza.

Antispastici
Gli inibitori dell’aceticolinesterasi possono essere adoperatoi con sicurezza in gravidanza, ma anche per questi farmaci se ne consiglia un uso in fase acuta e per brevi periodi in quanto non privi di effetti collaterali (stipsi).

Anticoagulanti
L’eparina è l’anticoagulante di scelta durante la gravidanza. Tuttavia il prolungato uso può causare nella madre osteoporosi e trombocitopenia. Anche le recenti eparine a basso peso molecolare sembrano innocue per il feto perché il passaggio attraverso la placenta è minimo o nullo. Contrariamente all’eparina, il dicumarolo è teratogeno e tossico per il feto.

Anticonvulsivanti
Gli anticonvulsivanti se prescritti devono essere usati, poiché si possono verificare delle complicanze dovute alle convulsioni.
La donna gravida affetta da epilessia deve essere trattata usando la più bassa dose efficace e controllandola strettamente.

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 3:10 pm    Oggetto:  
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:arrow: Altra notizia, molto importante. Ecco il farmaco che deve assumere Elisa in gravidanza: la zidovudina (AZT, primo farmaco usato contro l’HIV) Le donne in gravidanza che risultano HIV positive andrebbero valutate onde determinare l’eventualità di una terapia antiretrovirale con zidovudina (AZT) per prevenire la trasmissione prenatale e perinatale dell’HIV.

Citazione:
Vie di trasmissione

La trasmissione dell’infezione da HIV può avvenire in tre modi:

-per via ematica (trasfusione di sangue infetto, scambio di siringhe)

-per via sessuale (sia omosessuale che eterosessuale)

-per via verticale (dalla madre al figlio durante la gravidanza, al momento del parto o durante l'allattamento)

Per via verticale

La trasmissione da madre sieropositiva al feto o al neonato può avvenire durante la gravidanza, durante il parto, o con l’allattamento. Il rischio per una donna sieropositiva di trasmettere l’infezione al feto è circa il 20% (cioè 1 su 5).

Oggi è possibile ridurre questo rischio al di sotto del 10% somministrando, alla madre durante la gravidanza e al neonato per le prime sei settimane di vita, la zidovudina (AZT, primo farmaco usato contro l’HIV). Per stabilire se è avvenuto il contagio il bambino deve essere sottoposto a controlli in strutture specializzate per almeno i primi due anni di vita.


Le terapie

Nel 1987 è stato introdotto il primo farmaco anti-HIV, la zidovudina (AZT) il cui meccanismo d'azione mira ad inibire l'attività della trascriptasi inversa (enzima virale necessario per tradurre il genoma del virus da RNA in DNA e consentirne così l'integrazione con il patrimonio genetico della cellula umana ospitante).

A questa molecola hanno fatto seguito altre con meccanismo d'azione simile (DDC e DDI). Successivamente si sono aggiunti il 3tc e il D4t, come farmaci sinergici rispetto all'azione dell'AZT. A questi prodotti si sono affiancati recentemente altri inibitori della trascriptasi inversa, detti inibitori non nucleosidici, come la Nevirapina e l'Efavirenz. Nel 1997 viene commercializzata una nuova categoria di farmaci: gli inibitori della proteasi (enzima necessario a sintetizzare il rivestimento esterno del virus), a cui appartiene l'Amprenavir. Le esperienze cliniche successive hanno dimostrato la superiore efficacia della combinazione di più farmaci rispetto alla monoterapia. Sono inoltre in sperimentazione classi di farmaci mirate alla stimolazione e al supporto del sistema immunitario piuttosto che ad una diretta azione antivirale. Accanto a farmaci, sono in corso molti studi in diversi laboratori in tutto il mondo per mettere a punto un vaccino efficace, che possa associare a una azione preventiva anche una possibile azione terapeutica.

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 3:12 pm    Oggetto:  
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:arrow: Sindrome comportamentale neonatale dopo assunzione nell’ultimo trimestre di gravidanza degli inibitori della ricaptazione della serotonina

E’ stata identificata una sindrome comportamentale neonatale correlata all’esposizione in utero agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante l’ultimo trimestre di gravidanza.

L’FDA ( Food and **** Administration ) ha imposto la modifica della scheda tecnica degli inibitori della ricaptazione della serotonina, introducendo informazioni riguardo ai potenziali eventi avversi a carico dei neonati esposti a tali farmaci durante la vita intrauterina.
La classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina comprende gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ( SSRI ) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della norepinefrina ( SNRI ).

Uno studio, coordinato da Ricercatori della Pittsburgh University, ha analizzato le evidenze riguardanti la sindrome neonatale associata agli inibitori.

Dall’analisi di letteratura sono stati individuati 13 case report che hanno descritto 18 casi.
Un totale di 9 studi di coorte ha incontrato i criteri di inclusione.

Rispetto all’esposizione intrauterina precoce agli inibitori della ricaptazione della serotonina o a nessuna esposizione, un’esposizione tardiva a questi farmaci comporta un rapporto dei rischi ( risk ratio ) generale di 3.0 per la sindrome comportamentale neonatale.

La maggior parte dei case report neonatali correlati agli inibitori della ricaptazione della serotonina hanno riguardato l’esposizione alla Fluoxetina ( Prozac ) ed alla Paroxetina ( Sereupin, Seroxat ).

I neonati hanno mostrato principalmente segni motori, respiratori, gastrointestinali e che interessavano il sistema nervoso centrale.
I segni erano normalmente di lieve entità e sono scomparsi nell’arco delle prime due settimane di vita.


Il trattamento è consistito principalmente di cure di supporto in speciali centri pediatrici.

Una grave sindrome, caratterizzata da crisi convulsive, disidratazione, eccessiva perdita di peso, iperpiressia o intubazione si manifesta raramente nei bambini nati a termine ( 1/313 casi quantificabili ).

Non sono stati riportati decessi neonatali attribuibili all’esposizione agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante la fase neonatale.

Le evidenze disponibili indicano che l’esposizione nell’utero materno agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante l’ultimo trimestre di gravidanza fino al parto può comportare una sindrome comportamentale neonatale auto-limitata che può essere trattata con cure di supporto.

I rischi ed i benefici dell’interruzione del trattamento con tali farmaci devono essere accuratamente valutati per ogni singolo paziente.


( Xagena_2005 )

Moses-Kolko EL et al, JAMA 2005, 293 : 2372-2383

GravidanzaOnline.net

MedicinaNews.it

XagenaFarmaci_2005

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 3:33 pm    Oggetto:  
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:arrow: Sindrome comportamentale neonatale dopo assunzione nell’ultimo trimestre di gravidanza degli inibitori della ricaptazione della serotonina

E’ stata identificata una sindrome comportamentale neonatale correlata all’esposizione in utero agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante l’ultimo trimestre di gravidanza.

L’FDA ( Food and **** Administration ) ha imposto la modifica della scheda tecnica degli inibitori della ricaptazione della serotonina, introducendo informazioni riguardo ai potenziali eventi avversi a carico dei neonati esposti a tali farmaci durante la vita intrauterina.
La classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina comprende gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ( SSRI ) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della norepinefrina ( SNRI ).

Uno studio, coordinato da Ricercatori della Pittsburgh University, ha analizzato le evidenze riguardanti la sindrome neonatale associata agli inibitori.

Dall’analisi di letteratura sono stati individuati 13 case report che hanno descritto 18 casi.
Un totale di 9 studi di coorte ha incontrato i criteri di inclusione.

Rispetto all’esposizione intrauterina precoce agli inibitori della ricaptazione della serotonina o a nessuna esposizione, un’esposizione tardiva a questi farmaci comporta un rapporto dei rischi ( risk ratio ) generale di 3.0 per la sindrome comportamentale neonatale.

La maggior parte dei case report neonatali correlati agli inibitori della ricaptazione della serotonina hanno riguardato l’esposizione alla Fluoxetina ( Prozac ) ed alla Paroxetina ( Sereupin, Seroxat ).

I neonati hanno mostrato principalmente segni motori, respiratori, gastrointestinali e che interessavano il sistema nervoso centrale.
I segni erano normalmente di lieve entità e sono scomparsi nell’arco delle prime due settimane di vita.


Il trattamento è consistito principalmente di cure di supporto in speciali centri pediatrici.

Una grave sindrome, caratterizzata da crisi convulsive, disidratazione, eccessiva perdita di peso, iperpiressia o intubazione si manifesta raramente nei bambini nati a termine ( 1/313 casi quantificabili ).

Non sono stati riportati decessi neonatali attribuibili all’esposizione agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante la fase neonatale.

Le evidenze disponibili indicano che l’esposizione nell’utero materno agli inibitori della ricaptazione della serotonina durante l’ultimo trimestre di gravidanza fino al parto può comportare una sindrome comportamentale neonatale auto-limitata che può essere trattata con cure di supporto.

I rischi ed i benefici dell’interruzione del trattamento con tali farmaci devono essere accuratamente valutati per ogni singolo paziente.


( Xagena_2005 )

Moses-Kolko EL et al, JAMA 2005, 293 : 2372-2383

GravidanzaOnline.net

MedicinaNews.it

XagenaFarmaci_2005

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Monia Di Biagio

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 3:48 pm    Oggetto:  
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:arrow: IMPORTANTE! A proposito della zidovudina

Sottocommissione clinica della Commissione federale per i problemi inerenti l'AIDS, dal "Gruppo dei pediatri svizzeri per i problemi inerenti l'AIDS" e dalla Società Svizzera di Ginecologia e Ostetricia:

Raccomandazioni provvisorie per il trattamento antiretrovirale durante la gravidanza


(Bulletin des Bundesamtes für Gesundheit 1998;49:18-23, 30. November 1998)

Introduzione

Per il trattamento dell'infezione HIV in età adulta sono disponibili oggigiorno terapie farmacologiche molto efficaci. I principi, la composizione e gli obiettivi di tali terapie sono ben documentati.

Raccomandazioni in merito sono state pubblicate in Svizzera, come pure a livello internazionale (1, 2).

Durante la gravidanza la terapia antiretrovirale deve rispondere a svariate esigenze: deve essere in grado di ridurre il rischio della trasmissione verticale al livello minimo possibile, senza però compromettere né lo sviluppo intra-uterino, né la salute del bambino durante la gravidanza e dopo il parto.

Nel 1994 il "Gruppo dei pediatri svizzeri per i problemi inerenti l'AIDS", in collaborazione con un gruppo di medici ostetrici e con la Sottocommissione clinica della Commissione federale per i problemi inerenti l'AIDS, aveva pubblicato delle raccomandazioni per la prevenzione della trasmissione verticale del HIV (3), basate principalmente sui risultati dello studio americano PACTG-076 (4).

Questo studio aveva dimostrato che la chemioprofilassi con la zidovudina durante la gravidanza riduceva il tasso di trasmissione perinatale del HIV del 70% ca. L'efficacia della profilassi con zidovudina, somministrata alla madre (per os durante la gravidanza e endovena durante il travaglio) e al bambino durante le prime 6 settimane, è stata nel frattempo confermata da ulteriori studi (5-7).

Tale raccomandazione non poneva problemi in relazione alla terapia della madre, poiché anche per la terapia dell'infezione HIV in età adulta erano disponibili solo la zidovudina e alcuni altri inibitori della trascrittasi inversa.

Dal 1994 nuove acquisizioni scientifiche hanno rivoluzionato i concetti inerenti la patogenesi dell'infezione HIV. La dinamica e il grado di replicazione del HIV si situano ad un livello molto elevato, come non si era supposto in precedenza. Sono stati inoltre resi disponibili due ulteriori gruppi di medicamenti, gli inibitori della proteasi e gli inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa (NNRTI). Utilizzando i farmaci appartenenti ad entrambi i gruppi citati in combinazione con gli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI), si ottiene un'efficacia maggiore rispetto a quella degli NRTI usati singolarmente. La miglior comprensione della patogenesi dell'infezione HIV e la disponibilità di nuovi farmaci antiretrovirali, hanno fatto sì che nell'adulto la terapia sia iniziata precocemente e con una combinazione di più farmaci, allo scopo di sopprimere il più possibile la replicazione virale. Con ciò si mira da un lato alla diminuzione del rischio di resistenze virali, dall'altro alla conservazione dello stato immunitario della persona trattata (1, 8). Il vantaggio dal punto di vista clinico di quest'approccio è stato nel frattempo confermato sia da studi clinici, sia da studi epidemiologici con osservazione a lungo termine dei pazienti (9-11).

I medesimi vantaggi di una terapia antiretrovirale combinata sono prevedibili anche durante la gravidanza. Non è noto per contro se sia svantaggioso posticipare l'inizio del trattamento o interrompere la terapia per alcuni mesi.

Una monoterapia con la zidovudina, utilizzata per ridurre la trasmissione verticale, comporta il pericolo dell'insorgenza di una resistenza alla zidovudina con conseguenze potenzialmente negative per la madre.

Non è noto se altri medicamenti antiretrovirali, somministrati singolarmente o in combinazione, siano più efficaci della zidovudina nel prevenire la trasmissione verticale. La zidovudina è probabilmente ideale a tale scopo, poiché si accumula nella placenta.

La combinazione della profilassi con zidovudina e del taglio cesareo prima dell'inizio delle contrazioni e con la sacca delle acque intatta, riduce il rischio di trasmissione verticale del HIV ad un tasso molto basso di ca. 2% (12, 13). Non vi sono però ancora dati consistenti sulla morbilità associata al taglio cesareo nell'ambito di un'infezione HIV (infezione o ritardo nella guarigione della ferita).

Svariati studi hanno dimostrato una chiara relazione tra viremia della madre ed rischio di trasmissione del HIV (14, 15). Si può dunque postulare, che la riduzione della viremia ottenuta grazie alle terapie antiretroviali combinate, potrebbe contribuire ad una riduzione significativa della trasmissione verticale. Il grado di questa riduzione non può però essere quantificato ed un paragone con la profilassi a base di zidovudina, con o senza taglio cesareo elettivo, non è ancora possibile.

Inoltre non vi sono ancora dati sufficienti sulla sicurezza nell'utilizzo dei nuovi farmaci antiretrovirali in gravidanza (16) e in particolare sugli effetti degli inibitori della proteasi e dei NNRTI, sull'embrione, sul feto e sul neonato. Alla luce delle conoscenze attuali, occorre perlomeno sconsigliare l'uso dell'efavirenz (un NNRTI non ancora approvato in Svizzera) durante la gravidanza, poiché ha provocato malformazioni in 3/13 feti di primati.

In conseguenza delle precedenti considerazioni, vi è oggi un dilemma nel proporre la terapia dell'infezione HIV alle donne incinta. La terapia ottimale per la madre non è sufficientemente documentata né riguardo alla sicurezza per il bambino, né riguardo ad un possibile vantaggio su zidovudina e taglio cesareo nella prevenzione della trasmissione verticale. D'altra parte l'uso della zidovudina in monoterapia durante la gravidanza è inadeguata e probabilmente svantaggiosa per la madre.

Alla luce dei dati disponibili non è ancora possibile formulare delle raccomandazioni concernenti la terapia antiretrovirale durante la gravidanza suffragate da studi scientifici. La Sottocommissione clinica dell'EKAF, il "Gruppo dei pediatri svizzeri per i problemi inerenti l'AIDS" e la Società svizzera di ginecologia ed ostetricia, propongono le seguenti raccomandazioni a carattere provvisorio:

Raccomandazioni per il trattamento antiretrovirale

La prescrizione di una terapia antiretrovirale durante la gravidanza comporta un conflitto tra gli interessi della madre e quelli del bambino. Per tale ragione è di fondamentale importanza informare la donna nel modo più esaustivo possibile su tutte le opzioni terapeutiche e sui rispettivi vantaggi e svantaggi, aiutandola a prendere una decisione responsabile. Una scelta consapevole è anche particolarmente importante per favorire la compliance ottimale al trattamento. Infatti, la paura di un effetto negativo dei farmaci sul bambino potrebbe comprometterne l'assunzione corretta, già di per se difficile durante la gravidanza (nausea, iperemesi!).

In linea di principio la zidovudina prescritta secondo lo schema del protocollo PACTG-076, dovrebbe sempre essere parte integrante della terapia prescritta durante la gravidanza. Occorre considerare gli scenari seguenti:

Donna con infezione HIV, già in trattamento con una triterapia, nella quale è riscontrata una gravidanza:

Opzione 1: Continuare la terapia antiretrovirale; qualora il trattamento in corso non contempli la zidovudina, uno degli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI) dovrebbe essere sostituito con la zidovudina in accordo con il protocollo PATG-076. Se l'anamnesi induce a sospettare una resistenza alla zidovudina, alcuni esperti propongono di attendere fino alla 34esima settimana di gravidanza prima di sostituire un NRTI con la zidovudina. In questo caso dopo il parto la zidovudina dovrebbe essere nuovamente sostituita con un altro NRTI. La zidovudina non deve essere prescritta in combinazione con la stavudina. Nel caso in cui l'efavirenz fosse parte del trattamento antiretrovirale in corso, occorre discutere con la paziente il potenziale teratogeno del farmaco e la possibilità di un'interruzione della gravidanza.

:arrow: Opzione 2: Sospensione di tutti i farmaci antiretrovirali almeno fino al termine del primo trimestre di gravidanza. In seguito proseguire scegliendo la più conveniente tra le possibilità elencate sotto. In nessun caso è raccomandabile la sospensione di singoli farmaci o la riduzione della dose. Questa opzione potrebbe implicare dei rischi considerevoli per la salute della madre e quindi anche del bambino, qualora l'infezione HIV sia sintomatica e/o vi sia una situazione di laboratorio sfavorevole (linfociti CD4 < 500/mm3 e/o viremia >5'000-10'000 copie/ml).


Gli intervalli dei valori dei linfociti CD4 e della viremia indicati sopra, sono l'espressione del consenso attuale degli esperti che hanno partecipato all'elaborazione delle raccomandazioni.

Le opzioni 1 indicano il trattamento ottimale e quindi desiderabile per la madre. Le opzioni 2 tengono conto dell'incertezza riguardo alla sicurezza del feto ed eventuali rischi di danni alla salute del bambino e offrono un'alternativa ragionevole alle madri, per le quali il potenziale rischio per il bambino appare inaccettabile.

:arrow: L'opzione 3 può essere consigliata alle madri che non riescono a decidersi in favore di una terapia antiretrovirale, oppure presso le quali una compliance alla terapia non è prevedibilmente ottenibile. Questa opzione ha lo scopo di impedire nel modo più efficace possibile una trasmissione del virus al bambino, e contemporaneamente mantenere il rischio teorico per la madre al livello più basso possibile.

Opzione 3: Profilassi contro la trasmissione del HIV con zidovudina, iniziando al più presto dalla 20esima, ma al più tardi dalla 34esima settimana di gravidanza. In considerazione del rischio di sviluppo di resistenze, alcuni esperti raccomandano di iniziare tardi con la terapia. Al contrario, in presenza di fattori di rischio o segni di un parto prematuro, si sceglierà preferibilmente di iniziare precocemente con la zidovudina.
Le opzioni, che corrispondono alla situazione personale della donna gravida, dovrebbero essere discusse in modo approfondito. Si renderà attenta la paziente dei vantaggi e svantaggi per lei e per il bambino delle rispettive opzioni, e, soprattutto nel caso si decida di iniziare con una triterapia, dovrà essere sottolineata l'importanza della compliance al trattamento.


Raccomandazioni supplementari

In occasione del controllo di routine all'inizio della gravidanza si deve consigliare un test HIV di depistaggio a tutte le donne incinta.

:arrow: Sulla base delle conoscenze attuali, nelle donne gravide con infezione HIV deve essere raccomandato un parto cesareo elettivo (prima dell'inizio delle contrazioni e con la sacca delle acque intatta) alla 38esima settimana. Nel limite del possibile si deve evitare sia il parto vaginale con forcipe o ventosa, sia il monitoraggio invasivo del feto.

:arrow: La profilassi con zidovudina per via endovenosa dovrebbe essere iniziata 4 ore prima del taglio cesareo o all'inizio del travaglio: dose di carico di 2 mg/kg durante la prima ora, poi 1mg/kg/ora fino al taglio del cordone ombelicale.

:arrow: Nel neonato si raccomanda la profilassi post-esposizione con zidovudina 2 mg/kg ogni 6 ore p.o., iniziando 8-12 ore dopo il parto fino al termine della sesta settimana (neonato prematuro < 34esima settimana: 1,5 mg/kg p.o. o i.v.ogni 12 ore per 2 settimane, poi 2 mg/kg ogni 8 ore). Qualora nella madre vi sia una resistenza sospetta o dimostrata alla zidovudina (lungo periodo di monoterapia!), si dovrebbe discutere con un pediatra esperto nel campo dell'infezione HIV l'opportunità di una profilassi combinata (ad esempio aggiungere la lamivudina 2 mg/kg ogni 12 ore). Occorre sapere che sotto trattamento combinato i test diagnostici dell'infezione HIV possono diventare positivi in ritardo (Ch. Rouzioux, comunicazione personale).

:arrow: L'allattamento è fortemente sconsigliato per il rischio di trasmissione del HIV. Non vi sono dati né sull'influsso di una triterapia sul rischio di trasmissione con l'allattamento, né riguardo effetti collaterali nel bambino.

:arrow: Dopo il parto alla madre deve essere offerto in ogni caso un trattamento antiretrovirale ottimale. Se il trattamento somministrato durante la gravidanza è considerato subottimale per la madre, occorrerà prescrivere nel limite del possibile una combinazione di nuovi farmaci (cave: resistenze incrociate).

:arrow: Poiché un effetto teratogeno o fetotossico di una terapia antiretrovirale combinata non ha ancora potuto essere escluso con certezza, si deve raccomandare una contraccezione efficace durante una triterapia fino all'ottenimento di dati sicuri. Nel caso della scoperta di una gravidanza dopo l'inizio di una terapia combinata, si dovrebbe discutere con la madre l'opzione di un'interruzione di gravidanza (in particolare se la combinazione di farmaci comprende l'efavirenz).

:arrow: Le informazioni e le raccomandazioni su vantaggi e svantaggi di una terapia antiretrovirale durante la gravidanza devono avvenire in un contesto interdisciplinare, con coinvolgimento di specialisti nel campo dell'infettivologia, della ginecologia e pediatria.

:arrow: La decisione ultima sulla terapia antiretrovirale spetta alla donna incinta, dopo un'informazione dettagliata su vantaggi e svantaggi del trattamento e con l'accompagnamento del medico curante nel processo decisionale.

Le riflessioni contenute nell'articolo, che forniscono la base decisionale per l'impostazione di un trattamento antiretrovirale durante la gravidanza, sono anche riportate in modo esaustivo nelle raccomandazioni della US-Public Health Service Task Force pubblicate all'inizio del 1998 (17) e in un articolo apparso sulla rivista svizzera Therapeutische Umschau (18).


Autori principali: Ch. Rudin, R.Malinverni und C. Kind

Wir danken den Mitgliedern der von der SKK eingesetzten paritätischen Expertenkommission (Fr. Dr. I. Hösli, Basilea, Dr. O. Irion, Ginevra, PD Dr. R. Malinverni, Berna, Dr. L. Kaiser, Ginevra, PD Dr. C. Kind, San Gallo e PD Dr. Ch. Rudin, Basilea) sowie weiteren beigezogenen Experten, insbesondere Frau Dr.Claudia Kamber, für ihre wertvolle Mitarbeit.

Sottocommissione clinica (SCC) della Commissione federale per i problemi inerenti
l'AIDS (EKAF), membri ed esperti: PD Dr M. Battegay, Basilea, Dr H. Binz, Soletta, Dr E.
Bernasconi, Lugano (Presidente), Dr M. Flepp, Zurigo, Prof P. Francioli, Losanna, Prof B.
Hirschel, Ginevra, Dr J. Jost, Zurigo, Frau Dr C. Kamber (UFSP), Prof R. Lüthy, Zurigo, PD
Dr R. Malinverni, Berna, Dr L. Matter, Berna, PD Dr Ch. Rudin, Basilea, PD Dr. A. Telenti,
Losanna, Dr P. Vernazza, San Gallo.

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MessaggioInviato: Sab Set 03, 2005 6:29 pm    Oggetto:  
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Brava Monia, ottimo lavoro.

Citazione:
Per stabilire se è avvenuto il contagio il bambino deve essere sottoposto a controlli in strutture specializzate per almeno i primi due anni di vita.


Io non so cosa significhi avere un figlio, ma di una cosa sono certo: non potrei mai accettare di averne uno in queste condizioni.
Se alla nascita sembra sano e dopo quei due anni si scopre sieropositivo?
Come glielo spiego, ammesso che cresca, che per tutta la vita dovrà sottoporsi a pesanti terapie, facendo attenzione quando esce la sera con gli amichetti?
E all'asilo?
E a scuola?
Non tramanderei mai un mio errore, o la mia sfortuna, a un figlio sperando nella sorte.
Questo sarà poco, ma è dannatamente sicuro.
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Miki








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MessaggioInviato: Dom Set 04, 2005 1:26 pm    Oggetto:  
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Cavoli! Qui ci stiamo addentrando in un terreno pericoloso.
A parte la massa di informazioni che, francamente, trovo pesante "assorbire", stiamo entrando in problemi etici non da poco.
Ah, le decisioni granitiche del tipo "Io non farei MAI..." ecc ecc...
Fosse cosí facile prendere decisioni quando si tratta di vita e morte, soprattutto di vita altrui!
Io credo che almeno che non ci si trovi in una situazione sia molto difficile se non impossibile prendere chiare posizioni in materia.
Ringrazio il cielo di non essermici venuta a trovare fin'ora!
Non so cosa farei nel caso dell'AIDS.
L'unica cosa che so é che é difficile prevedere come sará la vita di qualcun altro e decidere per loro se vale la pena di vivere o no.
In TV ho seguito non molto tempo fa il caso di una bambina africana nata con l'AIDS.
Rimasta orfana, viene cresciuta da un centro di accoglienza fondato da volontari.
Quello che ho visto era una persona molto giovane, con grosse difficoltá da affrontare, ma allo stesso tempo con una grande voglia di vivere, uno spirito forte e tanto amore da riversare su chi le stava intorno.
In altre parole, una vita difficile sí, ma non "sprecata".
Sarebbe stato interessante chiedere a quella bambina se avrebbe preferito non essere mai nata, piuttosto che convivere con la malattia.
La risposta potrebbe anche averci sorpreso.

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MessaggioInviato: Dom Set 04, 2005 3:25 pm    Oggetto:  
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Ognuno ha le sue idee che rispetto.
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MessaggioInviato: Dom Set 04, 2005 4:15 pm    Oggetto:  
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Il fatto é che non credo che un malato di AIDS SCELGA di avere un figlio in barba ai problemi. Penso che la maggior parte delle persone A PRIORI concorderebbe con te, Max. Anch'io. Se sapessi di poter trasmettere una malattia mortale ad un figlio, non andrei certamente a cercarmerlo!
Ma se capita, come nel caso di Elisa e Luca, una volta che il figlio c'é, dopo é piú difficile prendere decisioni di questo tipo.
Io ho avuto due figli e li ho sentiti "vivere" dentro di me.
Sarebbe stato difficile, drammatico perfino, trovarmi nella situazione di dover decidere se portare a termine o no una gravidanza.
Io credo che qualunque donna, qualunque sia la decisione che prende alla fine, si sentirebbe allo stesso modo.
Anch'io rispetto il punto di vista di ciascuno, perché immagino i tormenti che sicuramente ci sono dietro questo tipo di situazioni.
Per questo sono contenta di non essermi mai trovata nella situazione di dover decidere, di non aver saputo in anticipo cosa mi aspettasse.
Spero di non trovarmici mai.

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MessaggioInviato: Lun Set 05, 2005 10:42 am    Oggetto:  
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Citazione:
Il fatto é che non credo che un malato di AIDS SCELGA di avere un figlio in barba ai problemi. Penso che la maggior parte delle persone A PRIORI concorderebbe con te, Max. Anch'io. Se sapessi di poter trasmettere una malattia mortale ad un figlio, non andrei certamente a cercarmerlo!


Nel mio discorso ho implicitamente incluso l'aborto, credendo fosse scontato.
La prossima volta sarò più chiaro.
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MessaggioInviato: Lun Set 05, 2005 11:35 am    Oggetto:  
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:shock: Ragazzi secondo me non avendo voi, ben letto, quanto riportato sopra e siete così arrivati a parlare di una cosa che neanche era stata presa in considerazione!

Gli articoli "scientifici" e non "ideologici" riportati parlavano di tutto meno che di aborto. E se li ho inseriti era per rispondere a Max alla domanda : se fosse possibile l'abbinamento gravidanza e cura. :? Max, che giustamente si è posto e ci ha posto il dubbio: quale tipo di cura sulle donne in gravidanza, MA che a questo punto neanche avrebbe più dovuto fare le successive domande, portando l'argomento in tutt'altri lidi, perchè in questi articoli c'era già la risposta chiara e tonda!

:roll: Preferisco quindi riassumervi punto per punto di cosa gli articoli trattavano, prima che veramente il discorso si sposti su tutt'altra ottica!

:arrow: La risposta alla domanda di Max dunque, in sintesi voleva essere questa:

:arrow: PREMESSA: E' dimostrato che il 20% delle donne con HIV, non curate o che smettono la cura, trasmettono in gravidanza la malattia al feto.

:arrow: Questa percentuale si abbassa al 10% se in stato di gravidanza ci si cura, ma non con gli inibitori, che è provato debbono necessariamente essere interrotti, pena la malformazione o la morte del bambino.

:arrow: Piuttosto dopo le prime 26 settimane si inizia a prendere una nuova medicina la Zidovudina.

:arrow: Questa medicina sarà la stessa somministrata al bambino alla sua nascita per i primi 6 mesi di vita.

:arrow: In molti casi seguendo questo percorso il bambino viene curato, e pur nascendo sieropositivo, già dai primi mesi non mostra più segni del virus.

:arrow: La parola aborto, sulla quale invece voi vi siete a lungo soffermati, è stata tirata in ballo quando, si è parlato della possibilità di una madre incinta e malata di hiv di proseguire la cura. Anche perchè come detto negli articoli: la scienza ha fatto passi da giganti, ma ancora sono sconosciuti gli effetti di un proseguo della cura in donne in stato di gravidanza.

:arrow: Detto questo, sapendo che comunque l'hiv si trasmette anche per via verticale (mamma bambino) è e deve essere comunque una scelta della madre di continuare la terapia con gli inibitori oppure no.

:arrow: E visto che questi ultimi comunque portavano all'aborto se non interrotti, o a gravi malformazioni del bambino se arrivava a nascere, tutte le donne sceglievano naturalmente di interromperli.....Di interrompere la cura non la gravidanza!

:arrow: Ecco perchè la scienza medica è poi fortunatamente riuscita ad introdurre questo nuovo farmaco, la zidovudina, appunto, che può essere assunto in stato di gravidanza ed anche dopo da madre e bambino.

:arrow: Oltre alla zidovudina, che comunque deve essere concordata da madre e medico e la scelta è diversa da caso in caso, oltre questa medicina la prassi è: parto cesareo e no allattamento al seno.

Questo è tutto :wink:

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